

speciale a cura di Salvatore Esposito
The story of the GROOVERS by Massimiliano
Stoto 1989/2002
I
Groovers sono nati nel 1989 attorno al fondatore Michele Anelli, che è anche
l'autore di testi e musiche della band. Nel corso di questi anni hanno
pubblicato quattro dischi, una cassetta ufficiale che è quasi un disco, un 7"
con quattro pezzi e sono comparsi su svariate compilation, nonché su molti
demotape. La loro fonte d'ispirazione è chiaramente la musica americana e il
roots rock in particolare, possono infatti dire di avere suonato con artisti del
calibro di TOM OVANS, JOE HENRY, TOM RUSSEL, BEN VAUGHAN, DIRK HAMILTON,
GHOSTHOUSE, JIMMY LA FAVE, LOOSE DIAMONDS. Hanno eseguito più di 400 concerti
nella loro carriera, in questi show oltre ad eseguire le canzoni originali
affiancano brani di artisti a cui debbono ispirazione (Bruce Springsteen, Neil
Young, Creedence Clearwater Revival, Rolling Stones, Green on Red, John
Mellencamp ecc..). Sono stati inseriti nell'ambito del roots rock made in Italy
nell'Enciclopedia del rock edita dall'Arcana e vantano ottime recensioni uscite
su tutte le riviste rock italiane (Buscadero, Mucchio Selvaggio, Rumore, Jam,
Out of time, Rockerilla, Urlo). Nel 1991 dopo l'uscita di alcuni demotape esce
il primo prodotto ufficiale dei GROOVERS, un 7" con quattro pezzi, che poi verrà
anche allegato alla rivista "URLO". Seguiranno altre registrazioni autoprodotte
e alcune presenze su compilation impossibili fino al 1993, quando esce il primo
cd "SONGS FOR THE DREAMERS". Prodotto da Max Marmiroli (ex- saxofonista degli
storici ROCKING CHAIRS) vede anche la partecipazione di Mel Previte ex- Rocking
Chairs pure lui e ora pilastro della band di Luciano Ligabue. Il disco si apre
con la cover di "When you dance I can really love" di Neil Young e si chiude 40
minuti più tardi dopo aver presentato 11 canzoni originali. Nel 1994 i GROOVERS
danno alle stampe "LOST BALLADS" un tassello molto importante della loro
discografia, perché in un certo senso anticipa la svolta artistica che porterà
Anelli a confezionare con l'aiuto del fedele Paolo Montanari (sempre nei
Groovers fin dall'inizio) il recentissimo "THAT'S ALL FOLKS. "Lost ballads" è
una cassetta ufficiale, quasi introvabile oramai, che include 6 pezzi originali
e quattro cover (Bob Dylan, Willy De Ville e ancora Neil Young con due pezzi).
L' anno dopo (1995) il gruppo presenta il suo secondo disco, che s'intitola "SOUL
STREET" è prodotto da Paolo Bonfanti e mixato ad Austin in Texas all' Hit Shack
Studio di Jay Hudson. 14 canzoni originali che si sviluppano attorno ad una band
rodatissima che fornirà proprio in quel periodo (dal 1994 al 1996) le migliori
performances live della sua storia. Da ricordare l'ispirazione al romanzo
"Uomini e topi" di John Steinbeck per la canzone "George & Lenny" e il testo di
"Another song for America" che è una poesia di Lance Henson, poeta Pellerossa.
Da rilevare anche il fatto che "You" , tratta da questo disco, è stata rifatta
da un gruppo portoghese. Con una band totalmente rinnovata esce nel 1997 il
disco "SEPTEMBER RAIN", prodotto dallo stesso Michele Anelli, il disco vede
nascere la collaborazione organizzativa fra i Groovers e l' Associazione
Culturale Il Levante e registra la presenza in studio di ospiti come Paolo
Bonfanti e Moreno Zaghi (ex- chitarrista dei Settore Out). Ancora 10 canzoni
originali, che lasciano spazio di nuovo a profonde collaborazioni e ispirazioni.
Il testo di "Cast
iron radiator blues" è di Gianrico Bezzato dei Knotoulouse e quello di "Many
Loves" è tratto da una poesia di Allen Ginsberg. Da ricordare riguardo a quest'ultima
canzone l'invito rivolto ai Groovers di proporla dal vivo durante la
manifestazione culturale dedicata ad Allen Ginsberg a Conegliano Veneto (Tv) in
cui il gruppo si esibì davanti allo stesso Allen Ginsberg e altri personaggi
come Fernanda Pivano, Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini. La stampa musicale
italiana consacra "Septembe rain" come il miglior disco della band, e a seguito
di questo usciranno due lunghe interviste a Michele Anelli per le testate "Buscadero"
e "Mucchio Selvaggio". Il giornalista del Buscadero (rivista specializzata nella
musica americana), Mauro Zambellini indica quest'album dei Groovers come il
miglior disco italiano del 1997, e il disco viene anche votato dai lettori della
stessa testata nel consueto referendum di fine anno, unica autoproduzione in
mezzo a nomi prestigiosi che godono di possibilità discografiche infinitamente
maggiori. Il resto è storia recente dopo qualche anno di silenzio con la testa
impegnata in altri progetti paralleli, i GROOVERS ritornano con "THAT'S ALL
FOLKS !!" album speciale che porta il gruppo a cercare sonorità più particolari
non dimenticando le proprie radici e le vecchie fonti d'ispirazione. Le nuove
canzoni hanno addosso abiti speciali ma nascondono nel profondo sentimenti
antichi. Anelli ha cercato di dare una versione più cantautorale all'anima dei
Groovers, condensando il suo modo di raccontare in quadri sofferti e rabbiosi
dalla tela stracciata. E' un disco dedicato a tutte le persone che hanno perso
la vita sul lavoro, in molte delle 9 nuove canzoni si respira un aria rabbiosa
ma non rassegnata, la fiera lotta dei Groovers sembra appena cominciata e almeno
a livello di testi sono più lontane le ombre cupe del precedente lavoro. "That's
all folks" ci regala inoltre due cover di Springsteen, (finalmente !!!!!!!) "Stolen
car" e "Factory", e un nuovo arrangiamento per "Workin' man" ripresentata a 7
anni di distanza dalla prima versione comparsa su "Songs for the dreamers". Un
disco che ribadisce la profondità del solco lasciato da questa persona e dalla
sua cultura nonché dall'esperienza di questo gruppo decennale. L'urgenza di
fissare un nuovo punto d'arrivo, ma anche la voglia di tornare a suonare come
una vera rock 'n' roll band , sono le ragioni che a poco più di un anno
dall'uscita di "That's all folks !!" spingono Michele Anelli al ritorno in un
studio di registrazione. Il progetto è un mini cd, e con lui c'è la band che ha
dato vita al tour seguente al disco del 2000, perciò Paolo Montanari alle
tastiere, Evasio Muraro al basso, Antonio Guida alla batteria. Si riparte da
qui, in quattro , dalla formazione dei Groovers più risicata. "Do you remember
the working class ?" è un distillato di storia della band, che
riparte
da quattro pezzi inediti e sorvola il passato con la rilettura di un pezzo per
ciascuno dei quattro dischi del gruppo. "That's all folks !!" e i concerti che
ne sono seguiti ricostituiscono una band che non era più tale (volutamente del
resto) dalla fine del tour di "September rain". Questo mini riparte da più
parti, dal concetto del lavoro (il disco dell'anno scorso era dedicato a tutti
coloro che hanno perso la vita sul lavoro) richiamato nel titolo e molto più
marcatamente nei testi. Dalle soluzioni musicali inevitabilmente condizionate
dall'esperienza di una nuova band e dalle sonorità di un disco stilisticamente
innovativo come il precedente. Dalla rilettura, consentitemelo, a questo punto
necessaria, di una storia lunga più di un decennio e infine dalla "voglia
fisica" di tornare a fare un disco elettrico. Il risultato svela le gemme che
questa nuova Primavera dei Groovers è pronta a regalarci. Canzoni fresche e
rotonde con "Ballad" che raggiunge il pathos della canzone perfetta, che parlano
rabbiosamente di lavoro, di promesse non mantenute, di miraggi futili. Che
trasmettono però speranza attraverso frasi come "Da qualche parte in qualche
modo tu sarai libero" il concetto del testo di "Ballad", oppure "Io sono più di
questo lavoro" in "More than this job" o ancora "Combatti contro la voglia di
lasciare perdere tutto" tra le parole di "Darkness in El Dorado". Le riletture
dei vecchi brani sono il tiro spostato verso l'alto, una sfida pericolosa ma
necessaria a ricollocare un passato che non va dimenticato, soprattutto oggi.
Perché non è un caso se "Sad town" che inizia con la frase "Mio padre è senza
lavoro e parla dei vecchi tempi….." è riletta per questo disco, come non lo è
nemmeno "Where my daddy is ?" che si apre con "Mia madre lavora giù
all'angolo……" oppure come "Something burnin' che ha il testo più violento e
senza speranza che Anelli abbia mai scritto nella sua carriera. E questa parola
"LAVORO" che torna ossessivamente, che è tema centrale, ma anche ferita e vuoto
(politico e culturale), diventa per Anelli il punto di collegamento fra la sua
idea di rock, la sua cultura e le sue passioni. Questo punto è oggi uno snodo
cruciale da dove
passa la musica di una delle poche realtà italiane che sappia ancora dare un
senso al connubio tra rock e impegno sociale. Negli ultimi tempi i Groovers si
sono ritagliati uno spazio non riconducibile ai classici del mainstream
americano che da sempre avevano contraddistinto il sound della band. Dai
Creedence a Springsteen, dai Del Fuegos ai Green On Red, da Mellencamp a Woody
Guthrie: oggi, di questi artisti, è rimasto l'approccio nei contenuti mentre le
coordinate musicali sono vicine alle sonorità di band come Wilco (Yankee Hotel
Foxtrot), EELS, Grant Lee Buffalo, Velvet Underground e perché no i Beach Boys
del periodo Pet Sounds e, a tratti, tracce di psichedelia a volte acida a volte
soffusa, che hanno segnato ultimamente un diverso modo di suonare rock'n'roll.
Alternative-country, indie-rock o altri nomi non cambia però l'intento o la
genuinità della proposta. Non è facile "spiegare" il lato artistico di questa
longeva band. E dare riferimenti musicali potrebbe fuorviare l'ascoltatore, in
quanto i nomi sopraccitati sono importanti per capire in quale angolo del rock'n'roll
i Groovers prendono la benzina per viaggiare poi, però, in una strada tutta
loro. Nei testi delle canzoni c'è spesso la parola "LAVORO" che torna
ossessivamente, che è tema centrale, ma anche ferita e vuoto (politico e
culturale), diventato il punto di collegamento fra l'idea di rock, la cultura e
le passioni della band. Questo punto è oggi uno snodo cruciale da dove passa la
musica di una delle poche realtà italiane che sappia ancora dare un senso al
connubio tra rock e impegno sociale.
Discography
September 1991
7" enclosed to 'Urlo' Magazine with My Land, New Wild Road, Father & Son and
Sad Town
December 1993
Cd "Songs For The Dreamers" 11 original songs and a cover by Neil Young (When
you dance i can really love) Produced by Max Marmiroli & Groovers Recorded in
Modena (Italy) at TMB Rockhouse
November 1994
Tape "Lost Ballads" with 6 original songs and: (Hey Hey My My and When You Dance
I Can Really Love by N.Young, It's All Over Now Baby Blue by B. Dylan and In The
Heart Of The City by W. De Ville)
April 1995
Cd "Soul Street" (IRD distribution) 14 original songs (one is a poetry by Lance
Henson) produced by Paolo Bonfanti & The Groovers mixed in Texas U.S.A. at Hit
Shack Studio by Jay Hudson
April 1997
Cd "September Rain" 10 original songs (included Many Loves words: A. Ginsberg,
music: M. Anelli) produced by M. Anelli recorded at Black Eagle - Vercelli,
Audiar - Piacenza
Miglior disco italiano per il 1997 - M. Zambellini - Buscadero
May 2000
Cd "That's All Folks!!" 11 original songs and Factory and Stolen Car by Bruce
Springsteen arranged and produced by Michele Anelli recorded and mixed at
Rockhattle Studio - Cavallirio (No) Italy
Miglior disco italiano per il 2000 - G. Lucini - Liberazione
June 2001
Ep "Do you remember the working class?" 4 new songs and 4 alternate versions
songs
arranged and produced by Michele Anelli, Evasio Muraro recorded at Drive Studio
Verbania, additional recording and mixed at Rockhattle Studio - Cavallirio (No)
Italy
June 2003
NEW ALBUM!! "a handful of songs about our times vol. 1"
produced by Daniele Denti, Evasio Muraro and Michele Anelli
recorded and mixed at Garage studios Busto A.
Compilation
January '91: tape (k 7) "First Authorized Compilation" of the fanzine Mamorro -
Bilbao (Spain) with the song "New Wild Road"
April '91: LP compilation "Movimenti Italiani" with the song "My Land";
May '92: CD compilation of the Belgian Boom rec., In cooperation with the
italian Face rec., with the song "Windy Nights";
September '96 = CD compilation "Instabile e Lubrificante" of the italian fanzine
'Wolvernight' with 'Mary Don't Worry' and 'TV Breakdown'
May '01 = CD compilation of the newspaper "Liberazione" with "Workin' Man
revisited"
November '02 = CD compilation of the newspaper "Liberazione" with a version of "I'm-fixin'-to-die-rag"
of Country Joe Fish McDonald
Recensioni
September
Rain (Fandango Records, 1997)
Dopo due dischi di buon successo, Song For The Dreamers (in cui era presente la
strepitosa cover di When You Dance I Can Really Love? di Neil Young) e Soul
Street, i Groovers, arrivano al terzo disco con un consistente bagaglio di
esperienze sia in studio sia dal vivo. Prodotto dell' Associazione Culturale "Il
Levante" September Rain, questo il titolo del disco, è un eccellente disco rock
innestato su testi di ottimo spessore poetico e narrativo che nell'insieme
contribuiscono ad innalzare il tasso emotivo. Il disco si apre con lo splendido
rock di Something Burnin', supportata da un organo hammond eccellente, che apre
la strada alle atmosfere folkie di Not Enough To Kill e Shoes Of A Fool fino a
sfociare nel blues al fulmicotone di Cast Iron Radiator Blues, in cui troviamo
come ospite Paolo Bonfanti alla chitarra che infarcisce il brano di riff
ficcanti e incisivissimi. Si prosegue con la travolgente Wonderin' che mantiene
altissima la tensione per poi passare alle atmosfere desertiche di No One Will
Win, un brano dall'impatto altamente evocativo, fino a giungere a Many Loves,
adattamento in musica di una poesia di Allen Ginsberg. Il finale è assolutamente
impedibile con un trittico mozzafiato composto da No Mercy, Homebound Road e
dalla title track in cui ancora una volta protagonista è la chitarra ospite di
Paolo Bonfanti. Insomma un disco memorabile, che spero tutti riescano prima o
poi a reperire, è un vero e proprio pezzo di rock italiano incrociato alla
miglior tradizione americana, tanto è vero che all'epoca valse ai Groovers una
manciata di candidature come disco dell'anno.
The
Groovers - That's All Folks!! (Fandanfo Rec. 2000)
That's All Folks!!, è il quarto disco dei Groovers di Michele Anelli e Paolo
Montanari, inciso nel 2000, rappresenta il raggiungimento di un ulteriore tappa
nella loro carriera discografica. Se September Rain, era stata una bella
incursione nei territori rock, questo ci mostra il lato più folkie di questa
band. Infatti pur rimanendo fortemente legati alla poetica del rock urbano, il
loro stile si indirizza verso la ballata elettro-acustica alla Springsteen (di
cui sono presenti due strepitose cover, Factory e la ghost-track Stolen Car),
filtrandola con le loro personali intuizioni, ovvero aggiungendo chitarre
elettriche che appaiono e scopaiono, o dai tocchi magici della fisarmonica di
Montanari (un vero marchio di fabbrica!). Se l'iniziale Search for luck, si fa
piacere subito per la sua sinuosità e per i controcanti femminili, il
susseguirsi dei brani è un continuo scoprire nuovi spunti musicali, infatti We
still keep doing what we believe in è un saggio di concisa poetica in musica,
così come la successiva How's gonna be the night, un esempio di perfetta ballata
elettro-acustica. Le dodici tracce del disco scorrono velocissime, data la
durata non eccessiva dei brani, quasi a mostrare l'urgenza espressiva di Michele
Anelli e soci, ma il livello emozionale del disco resta altissimo, e si giunge a
passaggi eccellenti come Workin' man revisited, un incrocio tra il miglior
Springsteen e il Billy Bragg più acustico, o come la sentita Not Sad. Certo nel
complesso si avverte qualche flessione come I wrote a song, che a prima vista
appare un po' avulsa dal disco, soprattutto se vista in correlazione con il
brano che la precede Holdin' On, un recitativo rumoristico non da poco, tuttavia
il disco procede come un treno verso il finale, che culmina nella sferragliante
Like Us, un brano che ci riporta dritto ai migliori passaggi di September Rain.
That's All Folks!!, è sicuramente un altro disco da possedere di Groovers, non
fosse altro per le due già citate cover del Boss davvero magnifiche, e
assolutamente impeccabili dal punto di vista interpretativo, sempre se un
mucchio di grandi canzoni non vi basta!
The
Groovers: Do you remember the working class? (EP Fandanfo Rec. 2001)
A pochi mesi dalla pubblicazione del convincente That's All Folks!! la band di
Michele Anelli torna sul mercato con un nuovo episodio discografico, un EP di 8
brani per circa trenta minuti di musica. Se il disco precedente era stato
completamente dedicato allo sviluppo della ballata elettro-acustica, con questo
EP, i Groovers, si riappropriano delle loro radici rock, e oltre a presentare un
quattro brani completamente nuovi ne rileggono quattro dal loro repertorio
precedente, ovvero uno per ogni disco. Ad aprire il disco troviamo la title
track un brano, dall'interessantissimo arrangiamento e dalle sonorità
eccellenti, in cui i Groovers mettono in campo senza falsi giochetti la loro
vicinanza ai temi sociali ed in particolare alla situazione della working classe
(la classe lavoratrice). Tra i brani nuovi, senza dubbio emergono More Than This
Job, una sorta di anthem rock contro la routine lavorativa fatta di capireparto
oppressivi e fabbriche polverose, e la splendida Ballad, dai sapori dilaniani.
Sul versante delle riletture, che sin da subito appaiono ben più di semplici
riempitivi, merita una citazione la nuova scintillante versione di Something
Burning, che pur non stravolgendo il brano nella struttura lo reinventa nelle
parti strumentali. Pur sembrando all'apparenza una chicca per appassionati
questo EP, è un ottimo esempio di fusione di generi e stile, trovano posto,
rock, folk, spruzzate di noise, insoma la famiglia del sound dei Groovers si è
allargata ma la qualità è sempre alta ed inalterata.
The Groovers - A
Handful of Songs About Our Times Volume 1 (Cement Mixer music 2003)
The Times They Are A Changin' cantava Dylan negl'anni sessanta, i tempi stanno
cambiando, era stato un profeta è vero, non c'è che dire, e la canzone di
"protesta" di oggi si nutre come allora della stessa realtà o meglio dello
stesso spazio temporale, i nostri tempi e questo disco, inciso dai Groovers nel
2003, ne è senza dubbio la dimostrazione. Canzoni riguardo ai nostri tempi, si
diceva, e i Groovers, per parlarne scelgono il linguaggio dei nostri tempi,
passando dal roots-rock ad un indie-rock da underground americano. Una scelta
azzardata direbbe qualcuno, ma non è così, seppur collaudatissimi nel filone
roots, i novaresi hanno messo a fuoco un nuova realtà musicale e allargato i
lori orizzonti, pur rimanendo sempre legati agli stilemi e alle ispirazioni
originarie. Prodotto da Daniele Denti (già con Settore Out e Gianna Nannini), A
Handful Of Songs About Our Times Volume 1, è una splendida raccolta di canzoni
che parlano di noi, della nostra società, dei nostri difetti, del mondo del
lavoro in crisi, emblematica in questo senso la magnifica resa di Working Class
Hero. di John Lennon. Il disco si snoda così attraverso toni pacati, che mettono
insieme spaccati acustici e momenti di tensione elettrica, e attraverso le sue
liriche spesso corrosive raggiunge il suo obiettivo, centrandolo in pieno. Si
passa dall'iniziale e quasi programmatica My Words Don't Have Two Faces, che ha
il tono di una dichiarazione di intenti poetica, ai tormentati passaggi lirici e
strumentali di Men And Dist, fino a giungere a Release Me, che con le sue
accelerazioni elettriche e i suoi passaggi tenui di pianoforte, segna la fine
della prima parte del disco. Si riparte con la lourediana, And If (I'll Be There),
seguita dalla travolgente Let The Good Things Roll che ci conduce dritto Noise
And Silente, una sorta di recitativo dai tratti nostalgici e la riuscitissima
She's A Different Girl in cui violino e hammond stendono un tappeto sonoro di
tutto rispetto. Il finale è di attualità estrema con la sentita Peace Is My Name,
che suggella un disco interessantissimo, degno di più di un apprezzamento, sia
per gli arrangiamenti sia per il songwriting ormai maturo e completo sotto ogni
punto di vista.ì
Intervista a Michele Anelli
Il percorso musicale che Off Topic, sta compiendo ha come
principale scopo quello di diffondere la musica sia essa popolare, folk, blues e
rock, in questo cammino spesso si incontranno realtà particolari, i cui dischi
lasciano dopo l'ascolto una sensazione di pacificazione interiore o meglio
ancora un tumulto silenzioso dell'anima. Una di queste è senza dubbio la band di
Michele Anelli, i Groovers. Dai loro dischi emergono sentimenti puri, siano essi
di rabbia, rivolta o di pace...che dire di più, lascio spazio a questa
intervista che Michele ci ha gentilemente concesso. Si parla anche di Neil,
quindi una lettura è d'obbligo!
Yeaaaaa caro
Michele, benvenuto sulle pagine di Rockin' In The Free World, voglio cominciare
questa intervista chiedendoti molto banalmente come sono nati i Groovers e cosa
ti ha spinto ad intraprendere la strada del rock?
Negli anni '80 tra trasmissioni radio e pubblicazione di fanzines (Fandango) è
stato come gettare le basi per passare a "fare" musica. Prima come bassista
nella garage-band "thee Stolen Cars" (tra l'altro da poco riformata!) e poi come
chitarrista e cantante dei Groovers. È stata un'evoluzione che dura ancora oggi.
E che non cessa di rinnovarsi.
Ho sentito parlare un gran bene del vostro disco That's All Folks! putroppo
non ho avuto modo di ascoltarlo tuttavia voglio chiederti cosa è cambiato da
allora nei Groovers? Ho sentito parlare di un sound più roots...
La storia dei Groovers può essere divisa in tre fasi: i primi sette/otto
anni pur con qualche cambiamento di formazione il sound era legato al classico
blue collar rock con venature roots; la seconda fase più breve è stato quando
con Paolo (fisarmonica e tastiere) ci siamo trovati da soli ad affrontare il
viaggio così siamo entrati in studio e giorno dopo giorno è nato That's all
folks!! Che non definirei semplicemente roots in quanto sono nate (per noi
ovviamente) le prime sperimentazioni. Infine, e siamo alla storia di oggi, con
la pubblicazione dell'EP "Do you remember the working class?" abbiamo dato il
via ad un cambiamento nella sostanza che ha trovato la sua espressione
nell'ultimo nostro lavoro.
Sempre parlando
di That's All Folks cosa è cambiato rispetto ad allora e cosa c'è di nuovo nel
vostro splendido "A Handful Of Songs About Our Time Vol.1"?
Innanzitutto per "That's" non c'era una band su cui contare e gli
arrangiamenti sono stati fatti di volta in volta con i musicisti che si sono
alternati nella registrazione ovviamente il tutto con una idea precisa su come
far suonare il disco. Mentre "Handful" è partito da una preproduzione full band
anche se nella sua lunga gestione la band iniziale e quella finale ovvero a
lavoro ultimato sono diverse!
Quanto è stata determinante in questo cambiamento la presenza di Evasio
Muraro al basso e ai cori? E quanto ha influito nelle scelte l'uscita dalla band
di Paolo Montanari?
L'uscita di Paolo, non è dovuta a divergenze artistiche ma a motivi
personali che lo hanno portato a prendere strade lavorative impegnative che non
si conciliavano con il lavoro della band. Detto questo nel disco Paolo c'è stato
comunque e ogni lavoro che facciamo io ed Evasio, Poalo ha sempre suonato.
L'ingresso di Evasio nei Groovers ha avuto due fasi: prima come musicista e poi
come parte integrante del progetto. Insieme sono nate alchimie musicali
particolari che hanno generato un nuovo suono per la band che oggi è un marchio
ben definito. Io ed Evasio stiamo lavorando trasversalmente su vari progetti. La
nostra collaborazione è nata sul fine degli anni 90 con un progetto musicale in
italiano e una band in formato trio chiamata Flamingo. Oggi la maturazione del
rapporto è tangibile e le soddisfazioni sonore cominciano ad arrivare. Anche dal
vivo la band ha un suono compatto ed energico ma allo stesso tempo riusciamo a
lasciare confini aperti su alcune canzoni che di volta in volta a seconda della
serata assumono sfumature diverse.
Quali
ascolti hanno ispirato questo disco?
Wilco, EELS, Minus5, Lanegan, Hoodoo Gurus mischiati con le nostre passioni
del passato hanno dato il via ad un ritrovato entusiasmo per la sperimentazione
in studio.
Da sempre voi siete vicini a temi sociali come quello del lavoro e in questo
senso mi sembra significativa la presenza di Working Class Hero, quanto c'è
nella vostra musica di quella che era la protest song di Woody Guthrie e del
movimento del folk revival?
Del movimento folk revival non saprei dirti ma di Woody Guthrie tantissimo.
È alla base della mia coscienza musicale. È un riferimento per me
imprescindibile. Le sue parole, le sue canzoni sono la pietra d'angolo quando mi
misuro sulla composizione.
Quanto quest'atmosfera di guerra che viviamo quotidianamente ha inciso sulla
vostra musica?
La canzone di chiusura "peace is my name" racchiude con poche parole il
disagio che viviamo. La canzone è nata nel giorno del secondo attacco
statunitense all'IRAQ. Nata e registrata con la tensione del momento. Mentre
scrivo vengo influenzato dalla quotidianità ma anche dalle cose del passato,
dalla memoria, che ritorna e che non deve essere dimenticata. Purtroppo negli
ultimi anni si percepisce la guerra come una cosa quasi distante dal nostro
mondo. Realtà e fiction si confondono nelle menti delle persone. Il recente
risultato elettorale statunitense ha reso ancor più grigio il cielo. Per un
attimo abbiamo pensato che quasi quasi potevamo rivedere un po' di sereno, anche
se Kerry tutto sommato non è che era garanzia di ciò, ma ora si devono
moltiplicare le forze.
Vi pesa essere
una band schierata politicamente, in Italia solo Marino e Sandro Severini (i
Gang ndr) e gli Yo Yo Mundi hanno dimostrato lo stesso coraggio? Parlo
sopratutto in termini commerciali?
No non ci è mai pesato. Facciamo ciò che vogliamo e questo è già un traguardo.
In termini commerciali avremmo forse fatto altre scelte e se le faremo saranno
progetti paralleli ai Groovers in quanto è un band con una precisa collocazione
e precisi obiettivi. The long and widing road cantavano i Beatles no?
Cosa è cambiato secondo voi dalla protesta degl'anni sessanta a quella dei
nostri giorni? Un parallelo potrebbe essere i morti di Ohio con Carlo
Giuliani...
Non so se riesco a trovare un parallelismo tra questi due avvenimenti; vuoi la
storia diversa e l'epoca certo la drammaticità è comune, diciamo che in mezzo ai
fatti da te citati ci stanno una marea di avvenimenti tragici affiancati sempre
da proteste che trovano di volta in volta una collocazione nel contesto storico
nelle quali si svolgono. Negli anni '60 e primi anni '70 il culmine era il
Vietnam e gli scontri razziali oggi questi fatti si sono moltiplicati e Carlo
Giuliani è una vittima di questi tempi amari che ha pagato l'inasprirsi
allucinante della repressione.
Torniamo per un attimo alla musica, il lavoro di produzione di questo disco
mi sembra estremamente curato, come riuscite a trasportare sul palco queste
canzoni e come le integrate con il precedente repertorio?
Abbiamo arrangiato in linea con la nostra nuova espressione musicale le
canzoni del passato. È stato divertente e allo stesso tempo stimolante rileggere
le nostre radici e portarle in un'altra direzione ma senza allontanarsi troppo
dalla strada maestra......
Veniamo ora ai
testi, ho notato che spesso oltre alla denuncia sociale riuscite a scavare con
brevi frase nella psicologia dei vostri personaggi, un esempio "She's a
Different Girl", li mi sembra siate riusciti a ricreare un atmosfera molto
Springsteeniana nel testo....
Lo prendo come un complimento anche se in passato questo raffronto con Bruce
a volte mi è parso fuori luogo. È un'artista che stimo e che seguo molto e
sicuramente qualche traccia di quello che ho assorbito la si trova anche nei
testi delle canzoni. She's a different girl è un testo che avevo nel cassetto
già da qualche anno ma che mi è sempre piaciuto e con il disco ho trovato
l'occasione per cantarlo.
In Strike parlate di una manifestazione, quanto pensate possa influire una
canzone nelle scelte di una nazione?
Mah le nostre nulla!!! Probabilmente alcune del passato che resisteranno
sempre nel tempo hanno dato la possibilità di ricollegarsi.
Nella vostra bio ci sono vari episodi molto interessanti ma quello che più mi
ha incuriosito è quello relativo all'esibizione di fronte a Allen Ginsberg...cosa
ci racconti a riguardo Michele?
Era un periodo pieno di impegni musicali e avevamo un sacco di canzoni, tra
queste avevo musicato una poesia di Ginsberg e avevamo mandato il nastro (ancora
nell'epoca dei tapes...) a Conegliano dove stavano organizzando un incontro con
Ginsberg, la Pivano, Guccini, De Andrè (se non ricordo male!); la nostra
versione fu scelta tra le varie che furono spedite e così ci trovammo sul palco
con a fianco quelle persone a suonarla. Emozionante è dir poco. Alla nostra
sinistra avevamo la Storia, e purtroppo non capita tutti i giorni!
Non avete mai
nascosto la vostra passione per Neil Young, tanto è vero che spesso avete inciso
sue cover, splendida è la vostra versione di When You Dance I Can Really Love,
quanto ha influito la sua musica sulla vostra carriera?
Neil è fondamentale per la stragrande maggioranza delle bands e dei
songwriters. Oltre aver scritto canzoni epocali ha il merito di averci
illuminato su come scrivere canzoni semplici ma allo stesso tempo impregnate di
sentimento e carica emotiva. Il connubio folk ed elettrico Neil l'ha sviluppato
all'ennesima potenza. Nei nostri concerti abbiamo suonato Hey Hey My My, Like A
Hurricane, Rockin' In The Free World, Cinnamon Girl, When You Dance, Ohio, Heart
Of Gold, e altre che ora mi sfuggono
A quale delle anime (elettrico, acustico, soul, blues) di Neil vi sentite più
legati?
Come ti dicevo quel sound elettroacustico dove la melodia lascia poi spazio
all'esplosione elettrica è quello a cui ci sentiamo più vicini
Qual'è il disco di Neil che più vi ha influenzato?
Live Rust su tutti
Bene, Michele, ti ringrazio di tutto e presto...
Un saluto e presto..
Download
When
you dance I can really love?
(per gentile concessione la cover del classico di Neil Young
da Songs For Dreamers)
Men and Dust
(da A Handful Of Songs About Our Time Vol.1)
She's a different
girl (da A Handful Of Songs About Our Time Vol.1)
Contatti

E-mail: info@thegroovers.net
Ph: 338 4767302 - 339.6483915