speciale a cura di Salvatore Esposito

The story of the GROOVERS by Massimiliano Stoto 1989/2002

I Groovers sono nati nel 1989 attorno al fondatore Michele Anelli, che è anche l'autore di testi e musiche della band. Nel corso di questi anni hanno pubblicato quattro dischi, una cassetta ufficiale che è quasi un disco, un 7" con quattro pezzi e sono comparsi su svariate compilation, nonché su molti demotape. La loro fonte d'ispirazione è chiaramente la musica americana e il roots rock in particolare, possono infatti dire di avere suonato con artisti del calibro di TOM OVANS, JOE HENRY, TOM RUSSEL, BEN VAUGHAN, DIRK HAMILTON, GHOSTHOUSE, JIMMY LA FAVE, LOOSE DIAMONDS. Hanno eseguito più di 400 concerti nella loro carriera, in questi show oltre ad eseguire le canzoni originali affiancano brani di artisti a cui debbono ispirazione (Bruce Springsteen, Neil Young, Creedence Clearwater Revival, Rolling Stones, Green on Red, John Mellencamp ecc..). Sono stati inseriti nell'ambito del roots rock made in Italy nell'Enciclopedia del rock edita dall'Arcana e vantano ottime recensioni uscite su tutte le riviste rock italiane (Buscadero, Mucchio Selvaggio, Rumore, Jam, Out of time, Rockerilla, Urlo). Nel 1991 dopo l'uscita di alcuni demotape esce il primo prodotto ufficiale dei GROOVERS, un 7" con quattro pezzi, che poi verrà anche allegato alla rivista "URLO". Seguiranno altre registrazioni autoprodotte e alcune presenze su compilation impossibili fino al 1993, quando esce il primo cd "SONGS FOR THE DREAMERS". Prodotto da Max Marmiroli (ex- saxofonista degli storici ROCKING CHAIRS) vede anche la partecipazione di Mel Previte ex- Rocking Chairs pure lui e ora pilastro della band di Luciano Ligabue. Il disco si apre con la cover di "When you dance I can really love" di Neil Young e si chiude 40 minuti più tardi dopo aver presentato 11 canzoni originali. Nel 1994 i GROOVERS danno alle stampe "LOST BALLADS" un tassello molto importante della loro discografia, perché in un certo senso anticipa la svolta artistica che porterà Anelli a confezionare con l'aiuto del fedele Paolo Montanari (sempre nei Groovers fin dall'inizio) il recentissimo "THAT'S ALL FOLKS. "Lost ballads" è una cassetta ufficiale, quasi introvabile oramai, che include 6 pezzi originali e quattro cover (Bob Dylan, Willy De Ville e ancora Neil Young con due pezzi). L' anno dopo (1995) il gruppo presenta il suo secondo disco, che s'intitola "SOUL STREET" è prodotto da Paolo Bonfanti e mixato ad Austin in Texas all' Hit Shack Studio di Jay Hudson. 14 canzoni originali che si sviluppano attorno ad una band rodatissima che fornirà proprio in quel periodo (dal 1994 al 1996) le migliori performances live della sua storia. Da ricordare l'ispirazione al romanzo "Uomini e topi" di John Steinbeck per la canzone "George & Lenny" e il testo di "Another song for America" che è una poesia di Lance Henson, poeta Pellerossa. Da rilevare anche il fatto che "You" , tratta da questo disco, è stata rifatta da un gruppo portoghese. Con una band totalmente rinnovata esce nel 1997 il disco "SEPTEMBER RAIN", prodotto dallo stesso Michele Anelli, il disco vede nascere la collaborazione organizzativa fra i Groovers e l' Associazione Culturale Il Levante e registra la presenza in studio di ospiti come Paolo Bonfanti e Moreno Zaghi (ex- chitarrista dei Settore Out). Ancora 10 canzoni originali, che lasciano spazio di nuovo a profonde collaborazioni e ispirazioni. Il testo di "Cast iron radiator blues" è di Gianrico Bezzato dei Knotoulouse e quello di "Many Loves" è tratto da una poesia di Allen Ginsberg. Da ricordare riguardo a quest'ultima canzone l'invito rivolto ai Groovers di proporla dal vivo durante la manifestazione culturale dedicata ad Allen Ginsberg a Conegliano Veneto (Tv) in cui il gruppo si esibì davanti allo stesso Allen Ginsberg e altri personaggi come Fernanda Pivano, Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini. La stampa musicale italiana consacra "Septembe rain" come il miglior disco della band, e a seguito di questo usciranno due lunghe interviste a Michele Anelli per le testate "Buscadero" e "Mucchio Selvaggio". Il giornalista del Buscadero (rivista specializzata nella musica americana), Mauro Zambellini indica quest'album dei Groovers come il miglior disco italiano del 1997, e il disco viene anche votato dai lettori della stessa testata nel consueto referendum di fine anno, unica autoproduzione in mezzo a nomi prestigiosi che godono di possibilità discografiche infinitamente maggiori. Il resto è storia recente dopo qualche anno di silenzio con la testa impegnata in altri progetti paralleli, i GROOVERS ritornano con "THAT'S ALL FOLKS !!" album speciale che porta il gruppo a cercare sonorità più particolari non dimenticando le proprie radici e le vecchie fonti d'ispirazione. Le nuove canzoni hanno addosso abiti speciali ma nascondono nel profondo sentimenti antichi. Anelli ha cercato di dare una versione più cantautorale all'anima dei Groovers, condensando il suo modo di raccontare in quadri sofferti e rabbiosi dalla tela stracciata. E' un disco dedicato a tutte le persone che hanno perso la vita sul lavoro, in molte delle 9 nuove canzoni si respira un aria rabbiosa ma non rassegnata, la fiera lotta dei Groovers sembra appena cominciata e almeno a livello di testi sono più lontane le ombre cupe del precedente lavoro. "That's all folks" ci regala inoltre due cover di Springsteen, (finalmente !!!!!!!) "Stolen car" e "Factory", e un nuovo arrangiamento per "Workin' man" ripresentata a 7 anni di distanza dalla prima versione comparsa su "Songs for the dreamers". Un disco che ribadisce la profondità del solco lasciato da questa persona e dalla sua cultura nonché dall'esperienza di questo gruppo decennale. L'urgenza di fissare un nuovo punto d'arrivo, ma anche la voglia di tornare a suonare come una vera rock 'n' roll band , sono le ragioni che a poco più di un anno dall'uscita di "That's all folks !!" spingono Michele Anelli al ritorno in un studio di registrazione. Il progetto è un mini cd, e con lui c'è la band che ha dato vita al tour seguente al disco del 2000, perciò Paolo Montanari alle tastiere, Evasio Muraro al basso, Antonio Guida alla batteria. Si riparte da qui, in quattro , dalla formazione dei Groovers più risicata. "Do you remember the working class ?" è un distillato di storia della band, che riparte da quattro pezzi inediti e sorvola il passato con la rilettura di un pezzo per ciascuno dei quattro dischi del gruppo. "That's all folks !!" e i concerti che ne sono seguiti ricostituiscono una band che non era più tale (volutamente del resto) dalla fine del tour di "September rain". Questo mini riparte da più parti, dal concetto del lavoro (il disco dell'anno scorso era dedicato a tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro) richiamato nel titolo e molto più marcatamente nei testi. Dalle soluzioni musicali inevitabilmente condizionate dall'esperienza di una nuova band e dalle sonorità di un disco stilisticamente innovativo come il precedente. Dalla rilettura, consentitemelo, a questo punto necessaria, di una storia lunga più di un decennio e infine dalla "voglia fisica" di tornare a fare un disco elettrico. Il risultato svela le gemme che questa nuova Primavera dei Groovers è pronta a regalarci. Canzoni fresche e rotonde con "Ballad" che raggiunge il pathos della canzone perfetta, che parlano rabbiosamente di lavoro, di promesse non mantenute, di miraggi futili. Che trasmettono però speranza attraverso frasi come "Da qualche parte in qualche modo tu sarai libero" il concetto del testo di "Ballad", oppure "Io sono più di questo lavoro" in "More than this job" o ancora "Combatti contro la voglia di lasciare perdere tutto" tra le parole di "Darkness in El Dorado". Le riletture dei vecchi brani sono il tiro spostato verso l'alto, una sfida pericolosa ma necessaria a ricollocare un passato che non va dimenticato, soprattutto oggi. Perché non è un caso se "Sad town" che inizia con la frase "Mio padre è senza lavoro e parla dei vecchi tempi….." è riletta per questo disco, come non lo è nemmeno "Where my daddy is ?" che si apre con "Mia madre lavora giù all'angolo……" oppure come "Something burnin' che ha il testo più violento e senza speranza che Anelli abbia mai scritto nella sua carriera. E questa parola "LAVORO" che torna ossessivamente, che è tema centrale, ma anche ferita e vuoto (politico e culturale), diventa per Anelli il punto di collegamento fra la sua idea di rock, la sua cultura e le sue passioni. Questo punto è oggi uno snodo cruciale da dove passa la musica di una delle poche realtà italiane che sappia ancora dare un senso al connubio tra rock e impegno sociale. Negli ultimi tempi i Groovers si sono ritagliati uno spazio non riconducibile ai classici del mainstream americano che da sempre avevano contraddistinto il sound della band. Dai Creedence a Springsteen, dai Del Fuegos ai Green On Red, da Mellencamp a Woody Guthrie: oggi, di questi artisti, è rimasto l'approccio nei contenuti mentre le coordinate musicali sono vicine alle sonorità di band come Wilco (Yankee Hotel Foxtrot), EELS, Grant Lee Buffalo, Velvet Underground e perché no i Beach Boys del periodo Pet Sounds e, a tratti, tracce di psichedelia a volte acida a volte soffusa, che hanno segnato ultimamente un diverso modo di suonare rock'n'roll. Alternative-country, indie-rock o altri nomi non cambia però l'intento o la genuinità della proposta. Non è facile "spiegare" il lato artistico di questa longeva band. E dare riferimenti musicali potrebbe fuorviare l'ascoltatore, in quanto i nomi sopraccitati sono importanti per capire in quale angolo del rock'n'roll i Groovers prendono la benzina per viaggiare poi, però, in una strada tutta loro. Nei testi delle canzoni c'è spesso la parola "LAVORO" che torna ossessivamente, che è tema centrale, ma anche ferita e vuoto (politico e culturale), diventato il punto di collegamento fra l'idea di rock, la cultura e le passioni della band. Questo punto è oggi uno snodo cruciale da dove passa la musica di una delle poche realtà italiane che sappia ancora dare un senso al connubio tra rock e impegno sociale.

Discography

September 1991
7" enclosed to 'Urlo' Magazine with My Land, New Wild Road, Father & Son and Sad Town

December 1993
Cd "Songs For The Dreamers" 11 original songs and a cover by Neil Young (When you dance i can really love) Produced by Max Marmiroli & Groovers Recorded in Modena (Italy) at TMB Rockhouse

November 1994
Tape "Lost Ballads" with 6 original songs and: (Hey Hey My My and When You Dance I Can Really Love by N.Young, It's All Over Now Baby Blue by B. Dylan and In The Heart Of The City by W. De Ville)

April 1995
Cd "Soul Street" (IRD distribution) 14 original songs (one is a poetry by Lance Henson) produced by Paolo Bonfanti & The Groovers mixed in Texas U.S.A. at Hit Shack Studio by Jay Hudson

April 1997
Cd "September Rain" 10 original songs (included Many Loves words: A. Ginsberg, music: M. Anelli) produced by M. Anelli recorded at Black Eagle - Vercelli, Audiar - Piacenza
Miglior disco italiano per il 1997 - M. Zambellini - Buscadero

May 2000
Cd "That's All Folks!!" 11 original songs and Factory and Stolen Car by Bruce Springsteen arranged and produced by Michele Anelli recorded and mixed at Rockhattle Studio - Cavallirio (No) Italy
Miglior disco italiano per il 2000 - G. Lucini - Liberazione

June 2001
Ep "Do you remember the working class?" 4 new songs and 4 alternate versions songs
arranged and produced by Michele Anelli, Evasio Muraro recorded at Drive Studio Verbania, additional recording and mixed at Rockhattle Studio - Cavallirio (No) Italy

June 2003
NEW ALBUM!! "a handful of songs about our times vol. 1"
produced by Daniele Denti, Evasio Muraro and Michele Anelli
recorded and mixed at Garage studios Busto A.

Compilation
January '91: tape (k 7) "First Authorized Compilation" of the fanzine Mamorro - Bilbao (Spain) with the song "New Wild Road"
April '91: LP compilation "Movimenti Italiani" with the song "My Land";
May '92: CD compilation of the Belgian Boom rec., In cooperation with the italian Face rec., with the song "Windy Nights";
September '96 = CD compilation "Instabile e Lubrificante" of the italian fanzine 'Wolvernight' with 'Mary Don't Worry' and 'TV Breakdown'
May '01 = CD compilation of the newspaper "Liberazione" with "Workin' Man revisited"
November '02 = CD compilation of the newspaper "Liberazione" with a version of "I'm-fixin'-to-die-rag" of Country Joe Fish McDonald

Recensioni

September Rain (Fandango Records, 1997)

Dopo due dischi di buon successo, Song For The Dreamers (in cui era presente la strepitosa cover di When You Dance I Can Really Love? di Neil Young) e Soul Street, i Groovers, arrivano al terzo disco con un consistente bagaglio di esperienze sia in studio sia dal vivo. Prodotto dell' Associazione Culturale "Il Levante" September Rain, questo il titolo del disco, è un eccellente disco rock innestato su testi di ottimo spessore poetico e narrativo che nell'insieme contribuiscono ad innalzare il tasso emotivo. Il disco si apre con lo splendido rock di Something Burnin', supportata da un organo hammond eccellente, che apre la strada alle atmosfere folkie di Not Enough To Kill e Shoes Of A Fool fino a sfociare nel blues al fulmicotone di Cast Iron Radiator Blues, in cui troviamo come ospite Paolo Bonfanti alla chitarra che infarcisce il brano di riff ficcanti e incisivissimi. Si prosegue con la travolgente Wonderin' che mantiene altissima la tensione per poi passare alle atmosfere desertiche di No One Will Win, un brano dall'impatto altamente evocativo, fino a giungere a Many Loves, adattamento in musica di una poesia di Allen Ginsberg. Il finale è assolutamente impedibile con un trittico mozzafiato composto da No Mercy, Homebound Road e dalla title track in cui ancora una volta protagonista è la chitarra ospite di Paolo Bonfanti. Insomma un disco memorabile, che spero tutti riescano prima o poi a reperire, è un vero e proprio pezzo di rock italiano incrociato alla miglior tradizione americana, tanto è vero che all'epoca valse ai Groovers una manciata di candidature come disco dell'anno.

The Groovers - That's All Folks!! (Fandanfo Rec. 2000)

That's All Folks!!, è il quarto disco dei Groovers di Michele Anelli e Paolo Montanari, inciso nel 2000, rappresenta il raggiungimento di un ulteriore tappa nella loro carriera discografica. Se September Rain, era stata una bella incursione nei territori rock, questo ci mostra il lato più folkie di questa band. Infatti pur rimanendo fortemente legati alla poetica del rock urbano, il loro stile si indirizza verso la ballata elettro-acustica alla Springsteen (di cui sono presenti due strepitose cover, Factory e la ghost-track Stolen Car), filtrandola con le loro personali intuizioni, ovvero aggiungendo chitarre elettriche che appaiono e scopaiono, o dai tocchi magici della fisarmonica di Montanari (un vero marchio di fabbrica!). Se l'iniziale Search for luck, si fa piacere subito per la sua sinuosità e per i controcanti femminili, il susseguirsi dei brani è un continuo scoprire nuovi spunti musicali, infatti We still keep doing what we believe in è un saggio di concisa poetica in musica, così come la successiva How's gonna be the night, un esempio di perfetta ballata elettro-acustica. Le dodici tracce del disco scorrono velocissime, data la durata non eccessiva dei brani, quasi a mostrare l'urgenza espressiva di Michele Anelli e soci, ma il livello emozionale del disco resta altissimo, e si giunge a passaggi eccellenti come Workin' man revisited, un incrocio tra il miglior Springsteen e il Billy Bragg più acustico, o come la sentita Not Sad. Certo nel complesso si avverte qualche flessione come I wrote a song, che a prima vista appare un po' avulsa dal disco, soprattutto se vista in correlazione con il brano che la precede Holdin' On, un recitativo rumoristico non da poco, tuttavia il disco procede come un treno verso il finale, che culmina nella sferragliante Like Us, un brano che ci riporta dritto ai migliori passaggi di September Rain. That's All Folks!!, è sicuramente un altro disco da possedere di Groovers, non fosse altro per le due già citate cover del Boss davvero magnifiche, e assolutamente impeccabili dal punto di vista interpretativo, sempre se un mucchio di grandi canzoni non vi basta!

The Groovers: Do you remember the working class? (EP Fandanfo Rec. 2001)

A pochi mesi dalla pubblicazione del convincente That's All Folks!! la band di Michele Anelli torna sul mercato con un nuovo episodio discografico, un EP di 8 brani per circa trenta minuti di musica. Se il disco precedente era stato completamente dedicato allo sviluppo della ballata elettro-acustica, con questo EP, i Groovers, si riappropriano delle loro radici rock, e oltre a presentare un quattro brani completamente nuovi ne rileggono quattro dal loro repertorio precedente, ovvero uno per ogni disco. Ad aprire il disco troviamo la title track un brano, dall'interessantissimo arrangiamento e dalle sonorità eccellenti, in cui i Groovers mettono in campo senza falsi giochetti la loro vicinanza ai temi sociali ed in particolare alla situazione della working classe (la classe lavoratrice). Tra i brani nuovi, senza dubbio emergono More Than This Job, una sorta di anthem rock contro la routine lavorativa fatta di capireparto oppressivi e fabbriche polverose, e la splendida Ballad, dai sapori dilaniani. Sul versante delle riletture, che sin da subito appaiono ben più di semplici riempitivi, merita una citazione la nuova scintillante versione di Something Burning, che pur non stravolgendo il brano nella struttura lo reinventa nelle parti strumentali. Pur sembrando all'apparenza una chicca per appassionati questo EP, è un ottimo esempio di fusione di generi e stile, trovano posto, rock, folk, spruzzate di noise, insoma la famiglia del sound dei Groovers si è allargata ma la qualità è sempre alta ed inalterata.

The Groovers - A Handful of Songs About Our Times Volume 1 (Cement Mixer music 2003)

The Times They Are A Changin' cantava Dylan negl'anni sessanta, i tempi stanno cambiando, era stato un profeta è vero, non c'è che dire, e la canzone di "protesta" di oggi si nutre come allora della stessa realtà o meglio dello stesso spazio temporale, i nostri tempi e questo disco, inciso dai Groovers nel 2003, ne è senza dubbio la dimostrazione. Canzoni riguardo ai nostri tempi, si diceva, e i Groovers, per parlarne scelgono il linguaggio dei nostri tempi, passando dal roots-rock ad un indie-rock da underground americano. Una scelta azzardata direbbe qualcuno, ma non è così, seppur collaudatissimi nel filone roots, i novaresi hanno messo a fuoco un nuova realtà musicale e allargato i lori orizzonti, pur rimanendo sempre legati agli stilemi e alle ispirazioni originarie. Prodotto da Daniele Denti (già con Settore Out e Gianna Nannini), A Handful Of Songs About Our Times Volume 1, è una splendida raccolta di canzoni che parlano di noi, della nostra società, dei nostri difetti, del mondo del lavoro in crisi, emblematica in questo senso la magnifica resa di Working Class Hero. di John Lennon. Il disco si snoda così attraverso toni pacati, che mettono insieme spaccati acustici e momenti di tensione elettrica, e attraverso le sue liriche spesso corrosive raggiunge il suo obiettivo, centrandolo in pieno. Si passa dall'iniziale e quasi programmatica My Words Don't Have Two Faces, che ha il tono di una dichiarazione di intenti poetica, ai tormentati passaggi lirici e strumentali di Men And Dist, fino a giungere a Release Me, che con le sue accelerazioni elettriche e i suoi passaggi tenui di pianoforte, segna la fine della prima parte del disco. Si riparte con la lourediana, And If (I'll Be There), seguita dalla travolgente Let The Good Things Roll che ci conduce dritto Noise And Silente, una sorta di recitativo dai tratti nostalgici e la riuscitissima She's A Different Girl in cui violino e hammond stendono un tappeto sonoro di tutto rispetto. Il finale è di attualità estrema con la sentita Peace Is My Name, che suggella un disco interessantissimo, degno di più di un apprezzamento, sia per gli arrangiamenti sia per il songwriting ormai maturo e completo sotto ogni punto di vista.ì

Intervista a Michele Anelli

Il percorso musicale che Off Topic, sta compiendo ha come principale scopo quello di diffondere la musica sia essa popolare, folk, blues e rock, in questo cammino spesso si incontranno realtà particolari, i cui dischi lasciano dopo l'ascolto una sensazione di pacificazione interiore o meglio ancora un tumulto silenzioso dell'anima. Una di queste è senza dubbio la band di Michele Anelli, i Groovers. Dai loro dischi emergono sentimenti puri, siano essi di rabbia, rivolta o di pace...che dire di più, lascio spazio a questa intervista che Michele ci ha gentilemente concesso. Si parla anche di Neil, quindi una lettura è d'obbligo!

Yeaaaaa caro Michele, benvenuto sulle pagine di Rockin' In The Free World, voglio cominciare questa intervista chiedendoti molto banalmente come sono nati i Groovers e cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada del rock?
Negli anni '80 tra trasmissioni radio e pubblicazione di fanzines (Fandango) è stato come gettare le basi per passare a "fare" musica. Prima come bassista nella garage-band "thee Stolen Cars" (tra l'altro da poco riformata!) e poi come chitarrista e cantante dei Groovers. È stata un'evoluzione che dura ancora oggi. E che non cessa di rinnovarsi.

Ho sentito parlare un gran bene del vostro disco That's All Folks! putroppo non ho avuto modo di ascoltarlo tuttavia voglio chiederti cosa è cambiato da allora nei Groovers? Ho sentito parlare di un sound più roots...
La storia dei Groovers può essere divisa in tre fasi: i primi sette/otto anni pur con qualche cambiamento di formazione il sound era legato al classico blue collar rock con venature roots; la seconda fase più breve è stato quando con Paolo (fisarmonica e tastiere) ci siamo trovati da soli ad affrontare il viaggio così siamo entrati in studio e giorno dopo giorno è nato That's all folks!! Che non definirei semplicemente roots in quanto sono nate (per noi ovviamente) le prime sperimentazioni. Infine, e siamo alla storia di oggi, con la pubblicazione dell'EP "Do you remember the working class?" abbiamo dato il via ad un cambiamento nella sostanza che ha trovato la sua espressione nell'ultimo nostro lavoro.

Sempre parlando di That's All Folks cosa è cambiato rispetto ad allora e cosa c'è di nuovo nel vostro splendido "A Handful Of Songs About Our Time Vol.1"?
Innanzitutto per "That's" non c'era una band su cui contare e gli arrangiamenti sono stati fatti di volta in volta con i musicisti che si sono alternati nella registrazione ovviamente il tutto con una idea precisa su come far suonare il disco. Mentre "Handful" è partito da una preproduzione full band anche se nella sua lunga gestione la band iniziale e quella finale ovvero a lavoro ultimato sono diverse!

Quanto è stata determinante in questo cambiamento la presenza di Evasio Muraro al basso e ai cori? E quanto ha influito nelle scelte l'uscita dalla band di Paolo Montanari?
L'uscita di Paolo, non è dovuta a divergenze artistiche ma a motivi personali che lo hanno portato a prendere strade lavorative impegnative che non si conciliavano con il lavoro della band. Detto questo nel disco Paolo c'è stato comunque e ogni lavoro che facciamo io ed Evasio, Poalo ha sempre suonato. L'ingresso di Evasio nei Groovers ha avuto due fasi: prima come musicista e poi come parte integrante del progetto. Insieme sono nate alchimie musicali particolari che hanno generato un nuovo suono per la band che oggi è un marchio ben definito. Io ed Evasio stiamo lavorando trasversalmente su vari progetti. La nostra collaborazione è nata sul fine degli anni 90 con un progetto musicale in italiano e una band in formato trio chiamata Flamingo. Oggi la maturazione del rapporto è tangibile e le soddisfazioni sonore cominciano ad arrivare. Anche dal vivo la band ha un suono compatto ed energico ma allo stesso tempo riusciamo a lasciare confini aperti su alcune canzoni che di volta in volta a seconda della serata assumono sfumature diverse.

Quali ascolti hanno ispirato questo disco?
Wilco, EELS, Minus5, Lanegan, Hoodoo Gurus mischiati con le nostre passioni del passato hanno dato il via ad un ritrovato entusiasmo per la sperimentazione in studio.

Da sempre voi siete vicini a temi sociali come quello del lavoro e in questo senso mi sembra significativa la presenza di Working Class Hero, quanto c'è nella vostra musica di quella che era la protest song di Woody Guthrie e del movimento del folk revival?
Del movimento folk revival non saprei dirti ma di Woody Guthrie tantissimo. È alla base della mia coscienza musicale. È un riferimento per me imprescindibile. Le sue parole, le sue canzoni sono la pietra d'angolo quando mi misuro sulla composizione.

Quanto quest'atmosfera di guerra che viviamo quotidianamente ha inciso sulla vostra musica?
La canzone di chiusura "peace is my name" racchiude con poche parole il disagio che viviamo. La canzone è nata nel giorno del secondo attacco statunitense all'IRAQ. Nata e registrata con la tensione del momento. Mentre scrivo vengo influenzato dalla quotidianità ma anche dalle cose del passato, dalla memoria, che ritorna e che non deve essere dimenticata. Purtroppo negli ultimi anni si percepisce la guerra come una cosa quasi distante dal nostro mondo. Realtà e fiction si confondono nelle menti delle persone. Il recente risultato elettorale statunitense ha reso ancor più grigio il cielo. Per un attimo abbiamo pensato che quasi quasi potevamo rivedere un po' di sereno, anche se Kerry tutto sommato non è che era garanzia di ciò, ma ora si devono moltiplicare le forze.

Vi pesa essere una band schierata politicamente, in Italia solo Marino e Sandro Severini (i Gang ndr) e gli Yo Yo Mundi hanno dimostrato lo stesso coraggio? Parlo sopratutto in termini commerciali?
No non ci è mai pesato. Facciamo ciò che vogliamo e questo è già un traguardo. In termini commerciali avremmo forse fatto altre scelte e se le faremo saranno progetti paralleli ai Groovers in quanto è un band con una precisa collocazione e precisi obiettivi. The long and widing road cantavano i Beatles no?

Cosa è cambiato secondo voi dalla protesta degl'anni sessanta a quella dei nostri giorni? Un parallelo potrebbe essere i morti di Ohio con Carlo Giuliani...
Non so se riesco a trovare un parallelismo tra questi due avvenimenti; vuoi la storia diversa e l'epoca certo la drammaticità è comune, diciamo che in mezzo ai fatti da te citati ci stanno una marea di avvenimenti tragici affiancati sempre da proteste che trovano di volta in volta una collocazione nel contesto storico nelle quali si svolgono. Negli anni '60 e primi anni '70 il culmine era il Vietnam e gli scontri razziali oggi questi fatti si sono moltiplicati e Carlo Giuliani è una vittima di questi tempi amari che ha pagato l'inasprirsi allucinante della repressione.

Torniamo per un attimo alla musica, il lavoro di produzione di questo disco mi sembra estremamente curato, come riuscite a trasportare sul palco queste canzoni e come le integrate con il precedente repertorio?
Abbiamo arrangiato in linea con la nostra nuova espressione musicale le canzoni del passato. È stato divertente e allo stesso tempo stimolante rileggere le nostre radici e portarle in un'altra direzione ma senza allontanarsi troppo dalla strada maestra......

Veniamo ora ai testi, ho notato che spesso oltre alla denuncia sociale riuscite a scavare con brevi frase nella psicologia dei vostri personaggi, un esempio "She's a Different Girl", li mi sembra siate riusciti a ricreare un atmosfera molto Springsteeniana nel testo....
Lo prendo come un complimento anche se in passato questo raffronto con Bruce a volte mi è parso fuori luogo. È un'artista che stimo e che seguo molto e sicuramente qualche traccia di quello che ho assorbito la si trova anche nei testi delle canzoni. She's a different girl è un testo che avevo nel cassetto già da qualche anno ma che mi è sempre piaciuto e con il disco ho trovato l'occasione per cantarlo.

In Strike parlate di una manifestazione, quanto pensate possa influire una canzone nelle scelte di una nazione?
Mah le nostre nulla!!! Probabilmente alcune del passato che resisteranno sempre nel tempo hanno dato la possibilità di ricollegarsi.

Nella vostra bio ci sono vari episodi molto interessanti ma quello che più mi ha incuriosito è quello relativo all'esibizione di fronte a Allen Ginsberg...cosa ci racconti a riguardo Michele?
Era un periodo pieno di impegni musicali e avevamo un sacco di canzoni, tra queste avevo musicato una poesia di Ginsberg e avevamo mandato il nastro (ancora nell'epoca dei tapes...) a Conegliano dove stavano organizzando un incontro con Ginsberg, la Pivano, Guccini, De Andrè (se non ricordo male!); la nostra versione fu scelta tra le varie che furono spedite e così ci trovammo sul palco con a fianco quelle persone a suonarla. Emozionante è dir poco. Alla nostra sinistra avevamo la Storia, e purtroppo non capita tutti i giorni!

Non avete mai nascosto la vostra passione per Neil Young, tanto è vero che spesso avete inciso sue cover, splendida è la vostra versione di When You Dance I Can Really Love, quanto ha influito la sua musica sulla vostra carriera?
Neil è fondamentale per la stragrande maggioranza delle bands e dei songwriters. Oltre aver scritto canzoni epocali ha il merito di averci illuminato su come scrivere canzoni semplici ma allo stesso tempo impregnate di sentimento e carica emotiva. Il connubio folk ed elettrico Neil l'ha sviluppato all'ennesima potenza. Nei nostri concerti abbiamo suonato Hey Hey My My, Like A Hurricane, Rockin' In The Free World, Cinnamon Girl, When You Dance, Ohio, Heart Of Gold, e altre che ora mi sfuggono

A quale delle anime (elettrico, acustico, soul, blues) di Neil vi sentite più legati?
Come ti dicevo quel sound elettroacustico dove la melodia lascia poi spazio all'esplosione elettrica è quello a cui ci sentiamo più vicini

Qual'è il disco di Neil che più vi ha influenzato?
Live Rust su tutti

Bene, Michele, ti ringrazio di tutto e presto...
Un saluto e presto..

Download

When you dance I can really love? (per gentile concessione la cover del classico di Neil Young da Songs For Dreamers)
Men and Dust (da A Handful Of Songs About Our Time Vol.1)
She's a different girl (da A Handful Of Songs About Our Time Vol.1)
 

Contatti

E-mail: info@thegroovers.net Ph: 338 4767302 - 339.6483915