Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Quando l'America è dietro l'angolo

a cura di Salvatore Esposito (Foto di Luca Vitali)
Sono lieto di presentarvi questo speciale su Fabrizio Poggi, uno dei più
importanti esponenti della scena roots e della scena folk italiana, oltre alla
biografia dal sito ufficiale troverete, le recensioni dei dischi più recenti e
un intervista in cui abbiamo parlato del suo eclettico percorso musicale.
Rinnovo tutta la mia stima e i miei ringraziamenti a Fabrizio e ad Angelina.
Fabrizio
Poggi & Chicken
Mambo: Una biografia (Dal Sito ufficiale)
Nati nel 1991 da un'idea del cantautore ed armonicista
Fabrizio Poggi, i CHICKEN MAMBO propongono le storie che si raccontano in musica
"sotto il cielo del sud" degli Stati Uniti: dalle canzoni dei Cajuns della
Louisiana, alle ballate dei Cowboys del Texas, al Blues del Mississippi. La
proposta del gruppo riecheggia sonorità e influssi della musica "tradizionale"
americana, e raccoglie appassionati consensi di pubblico grazie alla capacità
del loro leader Fabrizio Poggi di instaurare un rapporto immediato tra palco e
platea. Intensissima l'attività "live" di FABRIZIO POGGI & CHICKEN MAMBO
culminata con la partecipazione del gruppo al "PISTOIA BLUES FESTIVAL", al "NAVE
BLUES FESTIVAL", al "LUGANO BLUES TO BOP", all' "ARENZANO BLUES FESTIVAL" , "SESTRI
LEVANTE BLUES FESTIVAL", "BORDIGHERA JAZZ AND BLUES FESTIVAL, "NARCAO BLUES
FESTIVAL al fianco di artisti leggendari quali JAMES COTTON, ROBERT PLANT, BILLY
COBHAM e ROBBEN FORD. Va inoltre ricordato che Fabrizio Poggi ha prestato la sua
armonica e la sua fisarmonica al servizio di numerosi artisti in Italia e
all'estero, intervenendo ai concerti di personaggi quali: RICHARD THOMPSON,
ZACHARY RICHARD, WILLIE NELSON, JERRY JEFF WALKER, BOBBY BOYD, DEBBI WALTON,
RUSTY WIER, WLADIMIR DENISSENKOV, STEVE PICCOLO, ANGEL DARIO GONZALES, THE MARDI
GRAS INDIANS, BOB GADDY & WILLIE BRIDGES, EDDIE BO, RECYCLED CAJUNS, BROTHERHOOD
GOSPEL SINGERS, BIG DAWGS, DON McCALISTER, MITCH WOODS, WILLIE JAYE, MIKE
BLAKELY, JONO MANSON, GEORGE BREAKFAST ... La band si è esibita con grande
successo in apertura ai concerti di: CHARLIE MUSSELWHITE, BILLY COBHAM, ROBERT
PLANT, PONTY BONE, RICHARD THOMPSON, BOBBY BOYD,
GROUNDOGS, ALBION
BAND, JOHN RENBOURN, MARVA WRIGHT, ROBIN BROWN, KENT DUCHAINE, ROBERTO CIOTTI,
EDOARDO BENNATO, SHAY JONES, GINA FORSYTH, KATE McDONNEL.... All'attivo il
gruppo ha sei CD: "MISSISSIPPI MOON", "UNDER THE SOUTHERN SKY", e "HEROES &
FRIENDS", registrato in compagnia di prestigiosi ospiti internazionali tra i
quali il famosissimo fisarmonicista cajun Zachary Richard, Billy Gregory
(Professor Longhair Band, It's A Beautiful Day, Willy Deville, Dr John e John
Lee Hooker Band) e Don McCalister, recensiti favorevolmente dai più prestigiosi
giornali musicali nazionali ed internazionali (Buscadero, Jam, Musica e Dischi,
Blues Revue, Blues Access, Real Blues, Harmonica World, Modern Twang, Real Roots
Cafè, Roots Town, Folk Roots...). "NUTHER WORLD" il quarto album (aprile '99)
edito dal "Club de Musique", distribuito in Italia dalla I.R.D, è stato
registrato a Austin, Texas. La musica dei Chicken Mambo è distribuita in tutto
il mondo da: "Miles of Music" e da AMAZON.COM Il disco si avvale di un cast di
musicisti assolutamente straordinario, tra i quali citiamo: MEREL BREGANTE,
batterista, produttore, tecnico del suono, (Loggins e Messina, Nitty Gritty Dirt
Band, Jerry Jeff Walker, Fleetwood Mac, Poco, Greg Allman...), JERRY JEFF WALKER,
JIMMY LAFAVE, PONTY BONE, JOHN INMON (chitarrista della "Lost Gonzo Band" di
Jerry Jeff Walker) CASEY POLLOCK ( chitarrista dei Reckless Kelly ) , CHAMP HOOD
(al violino, ha suonato con Lyle Lovett, Don Walser, Walter Hyatt, Willie
Nelson, Jimmie Dale Gilmore) , KENNY GRIMES (chitarrista, ha suonato con Willie
Nelson, Hank Thompson, Texas Tornados...), MIKE BLAKELY, (lo scrittore-cantante
che molti di voi ri
corderanno
in tour nell'aprile '98 ), SARAH PIERCE, THAD BECKMAN, (chitarra National del
1932), JAMIE HILLBOLDT (B3 organ), DONNIE PRICE (al basso), DON RABY (al
violino), DON McCALISTER e altri ancora... La band è inoltre presente nel famoso
tributo a Bruce Springsteen: "FOR YOU", edito dalla SONY, accanto a Luca
Barbarossa, Rossana Casale, Marco Conidi, Flor...nonché nel terzo disco del
cantautore americano Don McCalister, "DOWN IN TEXAS" e nel nuovo disco del
cowboy-singer Mike Blakely dal titolo "WEST OF YOU". Applauditissime le
esibizioni americane di Fabrizio Poggi & soci, che armati di genuinità e della
credibilità conquistata sul campo, si sono trovati ad essere ingaggiati per una
serie di concerti che li ha visti sui palchi di: "JOVITA's ", Austin, Texas, "SAXON
PUB", Austin Texas, "GABRIEL'S", Round Rock, Texas, "POODIE'S HILLTOP" Spicewood,
Texas, "CENTRAL MARKET", Austin Texas, "HOG'S BREATH", New Orleans, Louisiana,
"HOUSE OF BLUES", New Orleans, Louisiana, "DOCTOR ROCKIT'S", Corpus Christi,
Texas, "THREADGILL'S", Austin, Texas. Tra i musicisti coinvolti nei concerti
vanno menzionati: il leggendario Ponty Bone alla fisarmonica,
Donnie
Price al basso e Merel Bregante alla batteria (Loggins e Messina Band), Thad
Beckman, D'Jalma Garnier (violinista della cajun band "Filè"), Rusty Wier, Joe
Morales, Monte Montgomery, Debbi Walton, John Arthur Martinez, Willie Jaye, "The
Texas Hurricane", Marvin Denton (Tish Hinojosa Band) alla chitarra, Champ Hood
alla chitarra e al violino (LYLE LOVETT Band, TONY PRICE Band, JIMMY LAFAVE...),
Il V° nuovo cd, un'antologia dei pezzi più famosi, si intitola "SONGS FOR
ANGELINA: ten years on the road…" , disco molto apprezzato dalla critica. Da non
dimenticare la partecipazione dei Chicken Mambo alla famosissima trasmissione
televisiva musicale texana "What's the cover" (alla quale hanno partecipato
nello stesso mese artisti del calibro di Willie Nelson, Joe Ely, Tish Hinojosa,
Kelly Willis, Flaco Jimenez, Robert Earl Keen, Charlie Robison, Billy Joe Shaver,
Jack Ingram...) trasmessa dalla "Austin Music Network" (video disponibile). La
musica dei Chicken Mambo viene trasmessa dalle radio di tutto il mondo: Stati
Uniti, Australia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera,
Olanda, Paesi Scandinavi, Giappone, suscitando ovunque grande entusiasmo.
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Nuther World (Club De Musique/IRD)
Nuther
World è il quarto album di Fabrizio Poggi e dei suoi Chicken Mambo, pubblicato
nel 1999 dalla Club De Musique e distribuito in Italia dalla IRD, è la
realizzazione di un sogno importante: incidere un disco in Texas. Il fatto di
aver inciso un disco ad Austin e per di più con la produzione di Merel Bregante,
non è un fatto trascurabile. Infatti tutto ciò che di buono avevano fatto in
passato raggiunge un livello qualitivo superiore, posizionando questo disco come
uno degli esempi più riusciti di roots music all'italiana. Ecco allora che
emerge una particolare cura per gli arrangiamenti sempre raffinati e mai banali,
una grande cura per il songwriting e soprattutto la capacità di mescolare stili
e generi creando una via di comunicazione musicale nuova ed interessantissima
dove convergono rock, folk, cajun, zydeco e country. Ad affiancare la band di
Voghera in questa impresa americana, troviamo un cast di musicisti eccezionale,
di cui non possiamo non citare Jerry Jeff Walker, Jimmi LaFave, Ponty Bone, John
Inmon, Casey Pollock, Champ Hood, Kenny Grimes, Mike Blakely, Sara Pierce, Thad
Beckam, Donnie Price, Don Raby e Don McCalister. L'ascolto è senza dubbio
gustosissimo infatti partendo dalla splendida e programmatica On The Road Again
con Jerry Jeff Walker, si attraversano le atmosfere country-rock di Just A
Cowboy, la melodia del tradizionale Jolie Blonde, quest'ultima impreziosita dal
violino Champ Hood, fino a giungere alla nostalgica border song Mexican Moon,
in cui la voce di Fabrizio dà i brividi quanto ad intensità e comunicatività. Nuther World però è anche un disco di atmosfere senza tempo come dimostra Indian
Baby, Campire Stars, in cui brilla la splendida viola di Will B.Taylor, e
l'evocativa Desperado Angel, in cui Poggi suggella la miglior prova vocale del
disco. Non mancano alcuni episodi curiosissimi come la splendida rilettura slow
del classico Guantanamera o l'unico brano in italiano, Sotto Il Cielo Del Sud,
versione in italiano di Under Southern Sky.
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo - Songs For Angelina: Ten Years On The Road
(New Frontiers)
Da
qualche tempo i Chicken Mambo ci hanno abituato ad un loro disco con cadenza
biennale. Quest'anno hanno scelto però di raccontarci i loro dieci anni sulla
strada con una splendida antologia con inediti, dal titolo Songs For Angelina.
L'ascolto diventa l'occasione per ripercorre insieme a loro la strada che li ha
portati a suonare sui palchi di Italia, Svizzera, Slovenia e U.S.A. La formula è
quella classica ovvero un geniale mix di blues, country, folk e zydeco, in cui
Fabrizio Poggi e i suoi Chicken Mambo si muovono con una elasticità
impressionante. Così partendo da episodi del passato come lo
splendido duetto con Jerry Jeff Walker in I'm on the Road Again, o ancora Hey
Evangeline con Zachary Richard e What the Cowboys say con Ponty Bone e Don
McCalister; si raggiungono canzoni più recenti come la dolcissima Song For
Angelina, title track e splendida dichiarazione d'amore per la compagna della
vita. Non mancano alcune riproposizioni di brani di altri artisti come la
dilaniana Knockin' on Heaven's Door, una slowly version de La Bamba, e alcuni
evergreen come Guantanamera e Stand by Me, sapientemente riarrangiate con grande
inventiva. Una citazione a parte la meritano Bayou Queen, registrata dal vivo a
un programma televisivo americano e la resa dal vivo di Under The Southern Sky,
una vera perla di intensità dove Poggi canta il suo amore per l'armonica, la
musica, i sogni e il cielo stellato. Songs For Angelina, è dunque sia un
raffinato riassunto i musica di dieci anni On The Road, ma anche l'occasione per
avvicinarsi a questa fortunata realtà della musica country-rock italiana.
Fabrizio Poggi & Turututela: Canzoni Popolari (Dunya Records)
Il movimento folk
italiano è in fermento da qualche tempo, un po' per esigenze commerciali un po'
per doveri di memoria storica e tutto ciò non può che essere un bene, nonostante
non tutto fili sempre per il verso giusto in termini commerciali e qualitativi.
Mettendo da parte tutte le elucubrazioni critico-giornalistiche l'ascolto di
Canzoni Popolari di Fabrizio Poggi e del suo side project Turututela è una vera
sorpresa, essendo un lavoro accuratissimo sotto ogni punto di vista. Canzoni
Popolari nasce come un omaggio discografico e una dedica sentita al mondo e alla
civiltà padano-lombarda con i suoi racconti in musica e i suoi cantastorie. Non
è un caso che la band prenda nome dai Turututela ovvero dai cantastorie che
cantavano accompagnandosi con il "ghitaren" (chitarra artigianale con una sola
corda), girando per i paesi, raccontando storie e favole. Il disco visto in
quest'ottica è una sorta di lungo racconto in musica in cui si raccontano storie
toccanti e commoventi come quella delle mondine o di Giovanna Daffini, la "Callas
dei poveri", la madre della musica popolare italiana con Sandra Mantovani e
Giovanna Marini. Registrato "quasi" dal vivo presso lo studio Suonovivo di
Bergamo, Canzoni Popolari, vede al fianco di Fabrizio Poggi una
nutrita schiera di musicisti che hanno curato nei minimi dettagli gli
arrangiamenti e la produzione del disco ma soprattutto del fortunato recital
musico-teatrale. Fabrizio Poggi è riuscito così a rievocare la magia di un
tempo trattando il materiale tradizionale con grande cura e aggiungendovi una
approfondita ricerca su testi, musiche, vecchi libri e dischi quasi introvabili.
L'ascolto svela un corpus di canzoni tradizionali da tenere strette a memoria
futura, riarrangiate sapientemente sfruttando suoni raffinati suoni acustici che
generano una ondata di emozioni dove a tenere la scena è l'armonica di Poggi.
Ecco allora che nei 54' e 54" del disco scorrere in una splendida sequenza
alcune tra le più intense e celebri ballate dell'Italia settentrionale, le cui
origini si perdono nella notte dei tempi come Donna lombarda, che risale
addirittura all'epoca longobarda, o La pesca dell'anello, costruita su un
modello medioevale. Non mancano canzoni risalenti agli inizi del secolo scorso
come La mamma di Rosina, Il Sirio, che ricorda gli emigranti italiani e Senti le
rane che cantano, uno dei canti classici delle mondine della Pianura Padana. Il
disco però non si limita al recupero di soli brani tradizionali ma raccoglie
anche nuove composizioni come Giovanna la voce, dedicata alla memoria della
folksinger Giovanna Daffini, lo strumentale dedicato alla Nonna Vittoria, e la
poesia musicata di Antonio Maragliano. Insomma un disco da avere assolutamente
al fianco de Il Fischio Del Vapore di Francesco De Gregori e Giovanna Marini e
ai Dischi Del Sole.
Fabrizio Poggi: L'armonica: Il violino dei poveri
L'armonica: Il
violino dei poveri, è un progetto interessantissimo di studi sull'armonica, nato
dalla volontà di Fabrizio Poggi di far scoprire ai più giovani questo strumento
imprescindibile della musica popolare. Questo progetto, patrocinato dalla
Regione Lombardia, e pubblicato nella Collana Adolescere, si articola su due
livelli, il libro, quindi il racconto e il disco, la giusta colonna sonora alle
parole. La lettura accompagnata all'ascolto è assolutamente deliziosa, infatti
il disco interamente strumentale per soli voce e chitarra, mescolandosi alle
parole del libro crea un alchimia affabulatrice da cui è difficile staccarsi.
Una volta cominciato questo affascinante viaggio che parte da un paesino
Stradella, e raggiunge posti impensati come la Cina degli Imperatori, fino a
ritornare alle terre Pavesi dell'Oltrepò e della Lomellina, si incontrano suoni,
colori, musiche di altri tempi in cui perdersi e lasciarsi incantare al suono
del Valzer delle Candele o di Sfiorisci Bel Fiore. L'unico peccato è che questo
prodotto non è di facile reperibilità in tutta Italia, tuttavia chi ha avuto
modo di averlo tra le mani non può che rimanere incantato.
Fabrizio Poggi: Armonisiana
Se
L'Armonica: Il Violino dei Poveri, è uno studio riuscitissimo sull'armonica
inserita nel contesto della musica popolare italiana, Armonisiana, apre uno
spaccato sull'uso di questo strumento nella musica americana. In Armonisiana,
Poggi offre un quadro completo del suo amore per questo strumento, che come ha
ammesso lui stesso spesso gli ha salvato la vita. La particolarità di questo
disco è che è frutto di alcune registrazioni realizzate su backtracks realizzate
da musicisti d'oltreoceano di straordinaria sensibilità musicale, l'ascolto è
però del tutto nuovo infatti l'armonica improvvisata dal vivo di Poggi crea
scenari musicali del tutto nuovi, anzi unici. E' il disco che mancava come ha
scritto lui stesso nelle note di copertina, è il disco che mancava perché regala
ai fan, tanta musica strumentale condita e farcita di tanta armonica, che di
volta in volta trasuda rabbia, dolcezza, amore, disperazione….tenerezza, o
meglio in una sola parola blues puro ed incandescente che Fabrizio tratta come
materia preziosa.
Fabrio Poggi e i Turututela:
Teato Comunale di Benevento 16 aprile 2005
Nella
splendida del Teatro Comunale di Benevento, il 16 aprile, nel corso della
rassegna CantarPasqua si è tenuto il magnifico concerto di Fabrizio Poggi e i
Turututela. Con alle spalle il riuscitissimo disco, Canzoni Popolari, i
Turututela, sapientemente guidati da Fabrizio Poggi hanno dato vita ad uno
spettacolo emozionante, in cui il country rock ha incontrato la musica
tradizionale lombarda. L'idea infatti di fondere sonorità made in USA,
maggiormente esaltata rispetto al disco, ha fatto si che ne beneficiassero
alcuni brani come Salutermo Il Signor Padrone, L'Inglesina e Senti le rane che
cantano, quest'ultima riuscitissimo brano di apertura con un grande Roberto
Sacchi alla fisarmonica. Il materiale eseguito, quasi tutto tradizionale, ha
visto emergere anche composizioni di Fabrizio come
l'emozionante
Giovanna, La Voce (scritta con Roberto Sacchi) che racconta la storia della
grande Giovanna Daffini. Il pubblico beneventano, nonostante il diverso sostrato
culturale delle canzoni, ha apprezzato molto il lavoro sul palco di Poggi e soci
e addirittura è diventato parte del concerto seguendo i bis con grande
entusiasmo come nel caso della corale Bella Ciao. Fabrizio dal canto suo ha
deliziato il pubblico sfoggiando ottimi passaggi chitarristici ma soprattutto
ottime prove all'armonica, il violino dei poveri, presente e assolutamente
imprescindibile nella riuscita di tutti i brani. Insomma un grande concerto per
una grande band da cui prima o poi dovremmo aspettarci un nuovo episodio
discografico, casomai più vicino alla dimensione live, che senza dubbio ha
arricchito la qualità del loro repertorio.


Foto di Salvatore Esposito
Fabrizio Poggi: Il Soffio Dell'Anima - armoniche e
armonicisti blues (Guardamagna Editori in Varzi)
Cantautore,
polistrumentista, ma soprattutto armonicista di grande classe, Fabrizio Poggi è
una delle piccole grandi leggende della scena musicale italiana. Lo potete
trovare sui palchi di mezza Italia, con i suoi Chicken Mambo o con i Turututela,
le sue due anime una americana l'altra italiana legata alla musica popolare
nostrana, o più di recente insieme all'ottimo Gaffurini alla chitarra per
presentare il suo secondo libro Il Soffio Dell'Anima - armoniche e armonicisti
blues. Questo libro, il primo in assoluto dedicato all'armonica, è una vera e
propria enciclopedia su questo strumento. E' un libro unico, perché nemmeno gli
americani hanno mai pensato di fare qualcosa di simile. Troppo vasta la materia,
troppo difficile forse la ricerca. Fabrizio Poggi, però da buon italiano, si è
rimboccato le maniche e dopo mesi, e crediamo anche anni di lavoro, ha sfornato
un libro di grandissimo livello in cui è racchiusa la storia, la cultura, e
l'arte dell'armonica blues. Diviso in diverse sezioni prevede una parte storica
con lo studio dei vari sottogeneri del blues, e una parte enciclopedica dove
sono contenuti dei brevi ma approfonditi profili dei più importanti armonicisti
blues. Nella prima parte è un vero e proprio viaggio nella storia e nelle radici
della musica, quindi da leggere tutto d'un fiato, la seconda è una sorta di
manuale pronto all'uso con tanto di guida agli ascolti a cui fare riferimento di
tanto in tanto a seconda delle esigenze. Insomma, Il Soffio Dell'Anima, se siete
appassionati di blues non prenderà mai polvere nella vostra libreria. Dopo aver
conquistato l'America con i suoi Chicken Mambo, Poggi si appresta a conquistare
l'Italia del blues con questo libro, e stando al successo delle infuocate
presentazioni del libro, l'operazione sembra essere quasi giunta al termine.
Fabrizio è ormai un icona del blues italiano, è ufficiale!
L'Intervista
Ciao
Fabrizio, e benvenuto sulle pagine di Rockin' In The Free World, partiamo con un
classico che sicuramente avrai risposto mille volte già, come è nata la tua
passione per la musica roots americana?
Innanzitutto grazie di avermi ospitato nello spazio di Rockin' In The Free
World (bello tra l'altro il titolo) sarebbe fantastico poter fare e ascoltare
della buona musica in un mondo davvero libero. Complimenti! La passione come
tutte le cose che hanno a che fare con i sentimenti è difficile da spiegare o da
raccontare a parole, comunque tutto comincia dapprima con il blues, grande madre
di quasi tutta la musica americana, e poi con l'ascolto di cantautori che
raccontavano di un'altra America, affascinante persino quando raccontavano
storie "disperate", un mondo lontano, forse, ma per certi versi non molto
lontano da noi. Un giornale olandese ha scritto che la nostra musica è la
perfetta colonna sonora per un viaggio in macchina attraverso le "blue highways"
le strade "minori" degli States. Ebbene, a me succedeva proprio questo, quando
mettevo un disco di musica americana: cominciavo davvero a viaggiare su quelle
strade polverose e quando mi fermavo per sgranchirmi le gambe o per bere
qualcosa, c'era sempre qualcuno che mi raccontava una storia. E l'America sotto
questo punto di vista o, almeno, l'America che piace a me, non è un luogo
geografico, ma è un "posto" dove si incontrano le storie di blues degli
afroamericani, quelle dei cajuns della Louisiana, quelle dei messicani che
attraversano il Rio Grande per cercare fortuna in Texas, e quelle che hanno
visto protagonisti, carnefici e vittime, i cowboys e gli indiani. E a tenere
insieme queste storie solo apparentemente diverse, una musica emozionante come
le vicende che raccontava, la musica "roots", la musica delle radici.
Da
dove è nata l'idea di fondare una band che si dedicasse a questo tipo di musica?
Quello di fondare una band è sempre stato un po' un mio sogno. Avere dei
compagni di viaggio con i quali condividere la mia passione musicale, e quindi
formare un gruppo, era ed è un traguardo difficile in questo paese, ci vuole
soprattutto abnegazione, sacrificio e naturalmente tanta passione. E' stata
davvero impresa non facile tenere insieme i Chicken Mambo per questi quindici
anni, passando attraverso un sacco di belle esperienze ma anche tanti periodi
difficili che mi hanno fatto pensare più volte di mollare tutto. Per fortuna in
questi momenti di sconforto la passione mi è sempre venuta in soccorso. Devo
confermare, ancora una volta, che se non fosse stato per mia moglie Angelina
credo che la band avrebbe sicuramente avuto una vita molto più breve. Lei è
riuscita a mediare in tante "brutte" situazioni che abbiamo superato proprio
grazie al suo prezioso aiuto.
Quali autori e quali ascolti ti hanno spinto ed ispirato nell'intraprendere
la strada della musica roots?
All'inizio ascoltavo come ho già scritto, soprattutto blues (il mio primo e
forse più grande amore musicale) e i cantautori come Bob Dylan e Neil Young. Ce
n'era uno che mi piaceva particolarmente, era un texano che aveva scritto una
bella canzone che parlava degli artisti vagabondi che giravano per il sud degli
States. Lui si chiamava Jerry Jeff Walker e il pezzo "Mr. Bojangles" ma questa è
un'altra storia di cui ti parlerò dopo. C'era un gruppo che mi affascinava più
di altri perché capace, appunto, di miscelare tutto ciò che veniva dalle radici
americane: si chiamava "The Band" ed era composta (a parte il batterista) da
ragazzi non statunitensi, ma stranieri rispetto agli americani. Ragazzi di un
altro paese che, come me, si erano innamorati delle storie e della musica
dell'altra America, quella raccontata da Kerouac, da Steinbeck, da Mark Twain,
da Faulkner sui libri e al cinema (ah, il cinema) da John Ford, Altman,
Pechimpack e tanti altri piccoli ma "grandi" registi e attori che ci hanno fatto
conoscere le piccole ma affascinati storie della provincia americana.
Ho
visto che sei molto eclettico per quello che concerne gli strumenti, ma vedo che
hai posto spesso più attenzione all'armonica, come mai proprio questo strumento,
ho visto anche che di recente hai anche realizzato un progetto molto
interessante Armonisiana...
Nel nostro paese purtroppo l'aggettivo eclettico non è sempre considerato
positivo. La maggior parte delle persone che gravitano intorno alla musica hanno
sempre bisogno di codificare quindi sia il fatto di suonare più strumenti sia
quello di eseguire brani appartenenti non ad un genere ma ad una cultura più in
generale, mette in difficoltà chi ti deve chiamare a suonare perché, molto
spesso, non sa in quale branca musicale inserirti. L'avvicinarmi prima
all'organetto poi al mandolino, è stata una scelta motivata più che altro dalla
"necessità", dovuta al fatto che spesso non trovavo musicisti che suonassero
quello strumento ed allora ci provavo io, spesso con risultati buoni quanto
inaspettati. L'"utensile musicale" che amo e che ho studiato di più è e rimane
l'armonica a bocca.
Parlando di Armonisiana, credo sia un riassunto della tua versatilità di
armonicista, oltre che ovviamente uno studio sull'armonca blues o mi sbaglio?
"Armonisiana" è soprattutto un atto d'amore verso uno strumento, l'armonica
a bocca, che mi ha tenuto compagnia nei periodi più bui della mia esistenza, e,
segna un ritorno (per me ciclico) a quello che ho già definito il primo e forse
più grande amore musicale della mia vita: il blues.
Nei dischi precedenti ho sempre messo l'armonica al servizio delle canzoni come
mi sembrava giusto. In concerto però ho sempre dato molto più spazio al mio
strumento preferito, Molti miei sostenitori mi chiedevano da anni un disco con
"tanta armonica" ed ecco Armonisiana. E' anche una risposta indirizzata a chi,
dopo un paio di dischi "cantautorali", mi rimproverava di avere abbandonato il
blues.
Spesso
hai suonato anche l'accordion e il mandolino, due strumenti che mi portano
diritto alla border song, cosa ti ha appassionato a questo genere di canzoni?
Tutte le musiche di confine (le border songs) hanno sempre avuto grande
fascino su di me. In Texas ho incontrato tante persone di origine messicana
(come il grande Flaco Jimenez) che mi hanno raccontato storie che hanno fatto si
che la cultura che sta dietro a questa bellissima musica, entrasse ancora più
nel mio cuore. Comunque anche questo è blues, un sentimento che pervade tutte le
musiche dei "perdenti", dei "losers" americani.
Parliamo dei Chicken Mambo con loro sei riuscito a calcare i palchi degli
Stati Uniti e sopratutto a suonare con i tuoi idoli, ci puoi parlare anche delle
tue collaborazioni in studio con gente del calibro di Jerry Jeff Walker, Ponty
Bone, Don McCalister e Zachary Richard, tanto per citare quelli presenti in
Songs For Angelina, questo splendido best of che raccoglie il meglio della tua
produzione con i Chicken Mambo?
Ah, le esperienze "americane" sono state davvero qualcosa di veramente
incredibile!.
Provate solo ad immaginare cosa vuol dire per un ragazzo che a sedici anni
strimpella la sua chitarra nella stanzetta di una piccola città della provincia
italiana, cercando di "andare dietro" ai dischi dei grandi e piccoli (solo per
notorietà) musicisti che stanno a migliaia di chilometri da lui, e un giorno,
quasi per caso, o meglio "per miracolo" (perché "là" certe cose possono
succedere davvero), ti trovi in uno studio di registrazione con Jerry Jeff
Walker, Zachary Richard, Ponty
Bone,
Jimmy LaFave che cantano le canzoni che tu hai scritto in un altro posto lontano
da lì, ma che loro stessi (i tuoi eroi) ti dicono sono belle come quelle che si
sentono dalle loro parti. Beh lì il tuo cuore viene messo a dura prova. Suonare
negli States è stato facile e difficile allo stesso modo. All'inizio c'era da
vincere la diffidenza di chi va ad esibirsi in posti dove sicuramente "non hanno
bisogno di una band italiana che vada a suonare la loro musica". Ebbene con la
nostra grande passione siamo sempre riusciti a vendere "il ghiaccio agli
eschimesi". La gente negli States non è "educata" come da noi. Se non gli vai a
genio te lo dice con sincerità, ma se riesci a conquistarla, ti dà soddisfazioni
che sono difficili da raccontare. Non erano posti "facili" quelli, dove andavamo
a suonare, spesso erano club dove fino a 10 anni prima c'era la rete a
protezione del palco. Erano locali dove, davvero, guardando le foto alle pareti
ci trovavi scritta la storia della musica americana degli ultimi 50 anni. E poi,
scorrendo il programma ti trovavi a suonare in un locale dove lo stesso mese
c'erano (o c'erano stati) i Thunderbirds, Willie Nelson e Billy Joe Shaver.
Wow!. Ogni registrazione e ogni concerto ha una storia a sè e sarebbe bello un
giorno raccontare tutte le mie esperienze musicali americane, ma non solo, in un
libro, chissà…
Abbiamo parlato di Songs For Angelina, come mai hai deciso di pubblicare un
lavoro retrospettivo? E' un modo per fare il punto della situazione dopo dieci
anni?
"Songs for Angelina" raccoglie il lavoro di dieci e più anni di vita on the
road (e ne abbiamo davvero fatti tanti di chilometri in questo continente e
nell'altro). Era il modo più semplice per raccogliere le canzoni che suonavamo e
suoniamo in concerto, anche perché alcune di queste erano su dischi che sono
ormai esauriti.
In
questo disco c'è Bayou Queen registrata durante una trasmissione televisiva in
Texas, ci racconti questa esperienza?
L'America è piena di radio e di televisioni che supportano davvero la loro
musica "alternativa", quindi quando i giornali texani hanno cominciato a parlare
con entusiasmo dei nostri concerti anche la televisione statunitense si è
interessata a noi. E' stata un'esperienza bellissima ed emozionante, pensare di
essere visti in America da così tante persone è certo una cosa da brividi, e poi
lavorare con dei tecnici del suono professionali come sono quelli degli States è
davvero tutto quello che un musicista ha sempre sognato.
Oltre ai classici dei Chicken Mambo hai inserito anche alcune cover dalla
dilaniana Knockin' On Heaven's Door fino a Guantanamera e La Bamba, tutte sono
molto lontane dagli originali, come mai hai deciso di porre l'accento proprio su
questi brani, in qualche modo rappresentano il tuo percorso musicale?
Queste "cover" (che brutta parola) o meglio, le nostre interpretazioni di
questi grandi classici risalgono addirittura agli inizi dei Chicken Mambo, li
abbiamo sempre suonati in concerto ma non le avevamo mai registrate, preferendo
loro i brani "originali" scritti da me.
Quelle sono canzoni che appartengono alla mia adolescenza e sono anche brani che
mi permettono, soprattutto dal vivo, di creare un ponte tra me e chi conosce
poco della musica delle radici americana. Per la maggior parte della gente nel
nostro paese queste sono canzoni che li rimandano subito, con la mente, al
continente americano.
Tra i brani nuovi di Songs for Angelina mi ha molto impressionato I Wish To
Be In Texas, lì il sound della band sembra completamente roots, e anche rispetto
ai brani più vecchi sembra avere un sound più legato alle radici, è quella la
nuova direzione dei Chicken Mambo?
"I Wish To Be In Texas" (un brano che viene trasmesso tantissimo, con mia
soddisfazione, dalle radio, naturalmente americane, s'intende) si ricollega
direttamente al mio disco precedente "Nuther World", che era un omaggio ai
cantautori (che oggi definiremmo "roots") con i quali sono cresciuto. Il disco
registrato in Texas era quello che io volevo fare in quel momento. E' stata una
impresa "titanica" ma che ci ha dato tante soddisfazioni, al limite della
commozione. Tante le riviste che ne hanno parlato come di un ottimo disco al di
là degli ospiti prestigiosi.
Quali
sono i tuoi progetti futuri con i Chicken Mambo? Avete in programma un lavoro in
studio nuovo? Farete ancora qualche escursione musicale negli States?
Il futuro dei Chicken Mambo purtroppo non dipende solo da noi. Le occasioni
per farsi sentire nel nostro paese sono diventate pochissime. Siamo una band
troppo country per chi ama il blues e troppo blues per chi ama il country.
Purtroppo nonostante tutto ciò che abbiamo fatto in questi anni, per portare in
giro la buona musica in questo difficile paese, non ci viene spesso riconosciuto
da chi organizza concerti e festival. E' una cosa brutta da dire ma spesso l'ecletticità
e la versatilità viene vissuta da chi organizza eventi più come una difficoltà
che come un pregio. Sicuramente torneremo in studio anche se non so ancora
quando e come, e ancora più sicuramente torneremo negli States dove d'altronde
negli ultimi 4/5 anni abbiamo suonato più spesso che nel nostro paese, ed è là
che troviamo la forza di andare avanti. In questo periodo sto cercando di
portare in giro uno spettacolo legato ad "Armonisiana" con un ritorno alle
origini di Chicken Mambo quando eravamo essenzialmente una blues band,
innamorata della Louisiana.
Passiamo al tuo progetto "Turututela", l'ho ascoltato e mi è piaciuto molto,
mi puoi raccontare un po' la genesi di questo progetto? Come mai dalla musica
roots americana sei passato a quella italiana? Desiderio di riappropriarsi del
nostro passato o semplicemente il prosieguo di un cammino che ha radici nella
tua infanzia?
Nel Duemila ho lasciato un po' la mia vita frenetica "on the road" e mi sono
fermato per un po', per via di una brutta malattia che mi ha colpito e dalla
quale non sono ancora completamente guarito. E' stato un momento per
riavvicinarmi in qualche modo ai miei affetti, al posto dove
sono
nato e ho le mie radici. Così, quasi per caso, volevo registrare senza pensare
ad un disco vero e proprio, qualche canzone che mia madre e mia nonna mi
cantavano quando ero piccolo. Ho cominciato a fare delle ricerche e ho aperto un
"forziere" pieno di storie affascinati e di canzoni bellissime, molte delle
quali dimenticate. Ho fatto una scoperta incredibile, perché, molti di questi
racconti, mi riportavano alla cultura americana che tanto mi avevano affascinato
da ragazzo. Non ho trovato difficoltà, perchè ho la fortuna di riuscire a far
passare le canzoni attraverso la mia personalità musicale e, quindi, tutto ciò
che faccio mi sembra in qualche modo naturale. Certo all'inizio nessuno pensava
che Turututela diventasse una parte così importante della mia storia musicale e
soprattutto un disco e uno spettacolo.
Alla luce anche de Il Fischio Del Vapore di Francesco De Gregori e Giovanna
Marini, come vedi questo progressivo recupero delle radici italiane?
Mah, vedo che c'è un certo "movimento", ora bisogna vedere cosa resterà dopo il
"business" delle multinazionali, le sperequazioni politiche e la moda.
Naturalmente
non potevo non fare il paragone con il già citato Fischio Del Vapore, ovviamente
il tuo regge il confronto ma nei contenuti mi sembra un disco meno schierato
politicamente e più legato alla semplicità della tradizione, come vedi questa
sostanziale differenza?
La canzone popolare si schiera già da sé ma per definizione non appartiene a
questo o a quell'altro partito, anche perché questo tipo di proposta musicale
molto spesso non è solo un brano musicale, ma dietro ci sono storie che dicono
molto a proposito di cosa significano veramente. Comunque, statene certi, se ci
sarà la rivoluzione io saprò da che parte stare.
Ho visto che anche nel tuo lavoro compare il nome di Giovanna Daffini, quanto
ti hanno influenzato le sue celebri incisioni in questa raccolta?
La Daffini è stata la più grande cantante popolare e non solo che l'Italia abbia
mai espresso. La criticavano perché cantava "Bella ciao" e "Marina" di Rocco
Granata eppure con la sua "modernità" ha fatto la storia della nostra musica
popolare. E' lei, la nostra Woody Guthrie, la grande ispirazione anche
ideologica che pervade il disco e i concerti di Turututela.
Riappropriarsi del passato, spesso è vista da qualcuno come un segno di
preoccupante mancanza di idee, com'è stato per te, viceversa trovare strade
nuove nel passato e quindi riscrivere e reinventare gli arrangiamenti di brani
come Donna Lombarda e Sirio? 20. Misurarsi con un repertorio del passato implica
una ricerca, qual'è stato il tuo cammino in questo senso?
La musica tradizionale non si ferma mai. Non lo ha mai fatto nemmeno nel
passato.
Sono più di 350 le versioni che si conoscono di "Donna Lombarda". La canzone
popolare, lo dicevano già cent'anni fa studiosi più titolati di me, va
continuamente aggiornata e reinterpretata. Solo così non muore. Lo hanno già
fatto tanti anni fa gli americani, gli irlandesi, gli scozzesi e gli inglesi
adesso, con un po' più di coraggio, dobbiamo farlo anche noi. Devo dire che sono
stati proprio i miei amici americani quelli che mi hanno spronato di più
nell'affrontare il progetto. Per loro questa era una esperienza che dovevo fare
per "dovere di artista". Per quanto riguarda le musiche e gli arrangiamenti mi
sono lasciato trasportare dall'esperienza emotiva che ho accumulato in due anni,
in cui ho letto e ascoltato tutto o quasi quello che è stato scritto e suonato a
proposito della nostra musica popolare.
Da esperto di musica americana, mi viene da chiederti un parallelo tra le
murder ballad della tradizione americana e quelle italiane come Donna Lombarda o
L'Inglesina (riscritta da te in chiave country-folk)?
Hai perfettamente colto nel segno, l'America è una nazione fatta da europei
e non sono pochi i parallelismi tra la loro musica e la nostra.
Quali
sono le attività che svolgi abitualmente con la tua associazione "Turututela"?
Ci sarà un altro disco con questa band?
Turututela vuole, come recita il suo motto, far ascoltare alla gente "la musica
popolare come non l'hanno mai sentita", per questo suono e racconto (faccio un
po' il cantastorie) tutto quello che di bello e interessante ho trovato nel
mondo della musica popolare. Ho avuto anche qualche interessante e piacevole
incontro con i ragazzi che poco o nulla sanno del nostro passato musicale.
Lavoro anche sul dialetto e l'anno scorso ho scritto un libro per ragazzi di
tutte le età intitolato "L'armonica a bocca: il violino dei poveri", dove
racconto la storia di questo strumento nella nostra cultura popolare. Allegato
al libro c'è un cd dove, con armonica e chitarra, suono le canzoni tradizionali
che, non molto tempo, fa quasi tutti strimpellavano con il mio strumento
preferito. Per saperne di più, potete venirci a trovare in rete. Mio fratello
Sergio ha "costruito" due siti internet colmi di storie e notizie che troverete,
spero utili ed interessanti, sia per quanto riguarda la musica americana che
quella popolare italiana.
I
Chicke Mambo & Fabrizio Poggi in rete
www.chickenmambo.com
www.chickenmambo.com/harmonica
www.turututela.com