Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Quando l'America è dietro l'angolo

a cura di Salvatore Esposito (Foto di Luca Vitali)

Sono lieto di presentarvi questo speciale su Fabrizio Poggi, uno dei più importanti esponenti della scena roots e della scena folk italiana, oltre alla biografia dal sito ufficiale troverete, le recensioni dei dischi più recenti e un intervista in cui abbiamo parlato del suo eclettico percorso musicale. Rinnovo tutta la mia stima e i miei ringraziamenti a Fabrizio e ad Angelina.

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Una biografia (Dal Sito ufficiale)

Nati nel 1991 da un'idea del cantautore ed armonicista Fabrizio Poggi, i CHICKEN MAMBO propongono le storie che si raccontano in musica "sotto il cielo del sud" degli Stati Uniti: dalle canzoni dei Cajuns della Louisiana, alle ballate dei Cowboys del Texas, al Blues del Mississippi. La proposta del gruppo riecheggia sonorità e influssi della musica "tradizionale" americana, e raccoglie appassionati consensi di pubblico grazie alla capacità del loro leader Fabrizio Poggi di instaurare un rapporto immediato tra palco e platea. Intensissima l'attività "live" di FABRIZIO POGGI & CHICKEN MAMBO culminata con la partecipazione del gruppo al "PISTOIA BLUES FESTIVAL", al "NAVE BLUES FESTIVAL", al "LUGANO BLUES TO BOP", all' "ARENZANO BLUES FESTIVAL" , "SESTRI LEVANTE BLUES FESTIVAL", "BORDIGHERA JAZZ AND BLUES FESTIVAL, "NARCAO BLUES FESTIVAL al fianco di artisti leggendari quali JAMES COTTON, ROBERT PLANT, BILLY COBHAM e ROBBEN FORD. Va inoltre ricordato che Fabrizio Poggi ha prestato la sua armonica e la sua fisarmonica al servizio di numerosi artisti in Italia e all'estero, intervenendo ai concerti di personaggi quali: RICHARD THOMPSON, ZACHARY RICHARD, WILLIE NELSON, JERRY JEFF WALKER, BOBBY BOYD, DEBBI WALTON, RUSTY WIER, WLADIMIR DENISSENKOV, STEVE PICCOLO, ANGEL DARIO GONZALES, THE MARDI GRAS INDIANS, BOB GADDY & WILLIE BRIDGES, EDDIE BO, RECYCLED CAJUNS, BROTHERHOOD GOSPEL SINGERS, BIG DAWGS, DON McCALISTER, MITCH WOODS, WILLIE JAYE, MIKE BLAKELY, JONO MANSON, GEORGE BREAKFAST ... La band si è esibita con grande successo in apertura ai concerti di: CHARLIE MUSSELWHITE, BILLY COBHAM, ROBERT PLANT, PONTY BONE, RICHARD THOMPSON, BOBBY BOYD, GROUNDOGS, ALBION BAND, JOHN RENBOURN, MARVA WRIGHT, ROBIN BROWN, KENT DUCHAINE, ROBERTO CIOTTI, EDOARDO BENNATO, SHAY JONES, GINA FORSYTH, KATE McDONNEL.... All'attivo il gruppo ha sei CD: "MISSISSIPPI MOON", "UNDER THE SOUTHERN SKY", e "HEROES & FRIENDS", registrato in compagnia di prestigiosi ospiti internazionali tra i quali il famosissimo fisarmonicista cajun Zachary Richard, Billy Gregory (Professor Longhair Band, It's A Beautiful Day, Willy Deville, Dr John e John Lee Hooker Band) e Don McCalister, recensiti favorevolmente dai più prestigiosi giornali musicali nazionali ed internazionali (Buscadero, Jam, Musica e Dischi, Blues Revue, Blues Access, Real Blues, Harmonica World, Modern Twang, Real Roots Cafè, Roots Town, Folk Roots...). "NUTHER WORLD" il quarto album (aprile '99) edito dal "Club de Musique", distribuito in Italia dalla I.R.D, è stato registrato a Austin, Texas. La musica dei Chicken Mambo è distribuita in tutto il mondo da: "Miles of Music" e da AMAZON.COM Il disco si avvale di un cast di musicisti assolutamente straordinario, tra i quali citiamo: MEREL BREGANTE, batterista, produttore, tecnico del suono, (Loggins e Messina, Nitty Gritty Dirt Band, Jerry Jeff Walker, Fleetwood Mac, Poco, Greg Allman...), JERRY JEFF WALKER, JIMMY LAFAVE, PONTY BONE, JOHN INMON (chitarrista della "Lost Gonzo Band" di Jerry Jeff Walker) CASEY POLLOCK ( chitarrista dei Reckless Kelly ) , CHAMP HOOD (al violino, ha suonato con Lyle Lovett, Don Walser, Walter Hyatt, Willie Nelson, Jimmie Dale Gilmore) , KENNY GRIMES (chitarrista, ha suonato con Willie Nelson, Hank Thompson, Texas Tornados...), MIKE BLAKELY, (lo scrittore-cantante che molti di voi ricorderanno in tour nell'aprile '98 ), SARAH PIERCE, THAD BECKMAN, (chitarra National del 1932), JAMIE HILLBOLDT (B3 organ), DONNIE PRICE (al basso), DON RABY (al violino), DON McCALISTER e altri ancora... La band è inoltre presente nel famoso tributo a Bruce Springsteen: "FOR YOU", edito dalla SONY, accanto a Luca Barbarossa, Rossana Casale, Marco Conidi, Flor...nonché nel terzo disco del cantautore americano Don McCalister, "DOWN IN TEXAS" e nel nuovo disco del cowboy-singer Mike Blakely dal titolo "WEST OF YOU". Applauditissime le esibizioni americane di Fabrizio Poggi & soci, che armati di genuinità e della credibilità conquistata sul campo, si sono trovati ad essere ingaggiati per una serie di concerti che li ha visti sui palchi di: "JOVITA's ", Austin, Texas, "SAXON PUB", Austin Texas, "GABRIEL'S", Round Rock, Texas, "POODIE'S HILLTOP" Spicewood, Texas, "CENTRAL MARKET", Austin Texas, "HOG'S BREATH", New Orleans, Louisiana, "HOUSE OF BLUES", New Orleans, Louisiana, "DOCTOR ROCKIT'S", Corpus Christi, Texas, "THREADGILL'S", Austin, Texas. Tra i musicisti coinvolti nei concerti vanno menzionati: il leggendario Ponty Bone alla fisarmonica, Donnie Price al basso e Merel Bregante alla batteria (Loggins e Messina Band), Thad Beckman, D'Jalma Garnier (violinista della cajun band "Filè"), Rusty Wier, Joe Morales, Monte Montgomery, Debbi Walton, John Arthur Martinez, Willie Jaye, "The Texas Hurricane", Marvin Denton (Tish Hinojosa Band) alla chitarra, Champ Hood alla chitarra e al violino (LYLE LOVETT Band, TONY PRICE Band, JIMMY LAFAVE...), Il V° nuovo cd, un'antologia dei pezzi più famosi, si intitola "SONGS FOR ANGELINA: ten years on the road…" , disco molto apprezzato dalla critica. Da non dimenticare la partecipazione dei Chicken Mambo alla famosissima trasmissione televisiva musicale texana "What's the cover" (alla quale hanno partecipato nello stesso mese artisti del calibro di Willie Nelson, Joe Ely, Tish Hinojosa, Kelly Willis, Flaco Jimenez, Robert Earl Keen, Charlie Robison, Billy Joe Shaver, Jack Ingram...) trasmessa dalla "Austin Music Network" (video disponibile). La musica dei Chicken Mambo viene trasmessa dalle radio di tutto il mondo: Stati Uniti, Australia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Paesi Scandinavi, Giappone, suscitando ovunque grande entusiasmo.

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Nuther World (Club De Musique/IRD)

Nuther World è il quarto album di Fabrizio Poggi e dei suoi Chicken Mambo, pubblicato nel 1999 dalla Club De Musique e distribuito in Italia dalla IRD, è la realizzazione di un sogno importante: incidere un disco in Texas. Il fatto di aver inciso un disco ad Austin e per di più con la produzione di Merel Bregante, non è un fatto trascurabile. Infatti tutto ciò che di buono avevano fatto in passato raggiunge un livello qualitivo superiore, posizionando questo disco come uno degli esempi più riusciti di roots music all'italiana. Ecco allora che emerge una particolare cura per gli arrangiamenti sempre raffinati e mai banali, una grande cura per il songwriting e soprattutto la capacità di mescolare stili e generi creando una via di comunicazione musicale nuova ed interessantissima dove convergono rock, folk, cajun, zydeco e country. Ad affiancare la band di Voghera in questa impresa americana, troviamo un cast di musicisti eccezionale, di cui non possiamo non citare Jerry Jeff Walker, Jimmi LaFave, Ponty Bone, John Inmon, Casey Pollock, Champ Hood, Kenny Grimes, Mike Blakely, Sara Pierce, Thad Beckam, Donnie Price, Don Raby e Don McCalister. L'ascolto è senza dubbio gustosissimo infatti partendo dalla splendida e programmatica On The Road Again con Jerry Jeff Walker, si attraversano le atmosfere country-rock di Just A Cowboy, la melodia del tradizionale Jolie Blonde, quest'ultima impreziosita dal violino Champ Hood, fino a giungere alla nostalgica border song Mexican Moon, in cui la voce di Fabrizio dà i brividi quanto ad intensità e comunicatività. Nuther World però è anche un disco di atmosfere senza tempo come dimostra Indian Baby, Campire Stars, in cui brilla la splendida viola di Will B.Taylor, e l'evocativa Desperado Angel, in cui Poggi suggella la miglior prova vocale del disco. Non mancano alcuni episodi curiosissimi come la splendida rilettura slow del classico Guantanamera o l'unico brano in italiano, Sotto Il Cielo Del Sud, versione in italiano di Under Southern Sky.

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo - Songs For Angelina: Ten Years On The Road (New Frontiers)

Da qualche tempo i Chicken Mambo ci hanno abituato ad un loro disco con cadenza biennale. Quest'anno hanno scelto però di raccontarci i loro dieci anni sulla strada con una splendida antologia con inediti, dal titolo Songs For Angelina. L'ascolto diventa l'occasione per ripercorre insieme a loro la strada che li ha portati a suonare sui palchi di Italia, Svizzera, Slovenia e U.S.A. La formula è quella classica ovvero un geniale mix di blues, country, folk e zydeco, in cui Fabrizio Poggi e i suoi Chicken Mambo si muovono con una elasticità impressionante. Così partendo da episodi del passato come lo splendido duetto con Jerry Jeff Walker in I'm on the Road Again, o ancora Hey Evangeline con Zachary Richard e What the Cowboys say con Ponty Bone e Don McCalister; si raggiungono canzoni più recenti come la dolcissima Song For Angelina, title track e splendida dichiarazione d'amore per la compagna della vita. Non mancano alcune riproposizioni di brani di altri artisti come la dilaniana Knockin' on Heaven's Door, una slowly version de La Bamba, e alcuni evergreen come Guantanamera e Stand by Me, sapientemente riarrangiate con grande inventiva. Una citazione a parte la meritano Bayou Queen, registrata dal vivo a un programma televisivo americano e la resa dal vivo di Under The Southern Sky, una vera perla di intensità dove Poggi canta il suo amore per l'armonica, la musica, i sogni e il cielo stellato. Songs For Angelina, è dunque sia un raffinato riassunto i musica di dieci anni On The Road, ma anche l'occasione per avvicinarsi a questa fortunata realtà della musica country-rock italiana.

Fabrizio Poggi & Turututela: Canzoni Popolari (Dunya Records)

Il movimento folk italiano è in fermento da qualche tempo, un po' per esigenze commerciali un po' per doveri di memoria storica e tutto ciò non può che essere un bene, nonostante non tutto fili sempre per il verso giusto in termini commerciali e qualitativi. Mettendo da parte tutte le elucubrazioni critico-giornalistiche l'ascolto di Canzoni Popolari di Fabrizio Poggi e del suo side project Turututela è una vera sorpresa, essendo un lavoro accuratissimo sotto ogni punto di vista. Canzoni Popolari nasce come un omaggio discografico e una dedica sentita al mondo e alla civiltà padano-lombarda con i suoi racconti in musica e i suoi cantastorie. Non è un caso che la band prenda nome dai Turututela ovvero dai cantastorie che cantavano accompagnandosi con il "ghitaren" (chitarra artigianale con una sola corda), girando per i paesi, raccontando storie e favole. Il disco visto in quest'ottica è una sorta di lungo racconto in musica in cui si raccontano storie toccanti e commoventi come quella delle mondine o di Giovanna Daffini, la "Callas dei poveri", la madre della musica popolare italiana con Sandra Mantovani e Giovanna Marini. Registrato "quasi" dal vivo presso lo studio Suonovivo di Bergamo, Canzoni Popolari, vede al fianco di Fabrizio Poggi una nutrita schiera di musicisti che hanno curato nei minimi dettagli gli arrangiamenti e la produzione del disco ma soprattutto del fortunato recital musico-teatrale.  Fabrizio Poggi è riuscito così a rievocare la magia di un tempo trattando il materiale tradizionale con grande cura e aggiungendovi una approfondita ricerca su testi, musiche, vecchi libri e dischi quasi introvabili. L'ascolto svela un corpus di canzoni tradizionali da tenere strette a memoria futura, riarrangiate sapientemente sfruttando suoni raffinati suoni acustici che generano una ondata di emozioni dove a tenere la scena è l'armonica di Poggi. Ecco allora che nei 54' e 54" del disco scorrere in una splendida sequenza alcune tra le più intense e celebri ballate dell'Italia settentrionale, le cui origini si perdono nella notte dei tempi come Donna lombarda, che risale addirittura all'epoca longobarda, o La pesca dell'anello, costruita su un modello medioevale. Non mancano canzoni risalenti agli inizi del secolo scorso come La mamma di Rosina, Il Sirio, che ricorda gli emigranti italiani e Senti le rane che cantano, uno dei canti classici delle mondine della Pianura Padana. Il disco però non si limita al recupero di soli brani tradizionali ma raccoglie anche nuove composizioni come Giovanna la voce, dedicata alla memoria della folksinger Giovanna Daffini, lo strumentale dedicato alla Nonna Vittoria, e la poesia musicata di Antonio Maragliano. Insomma un disco da avere assolutamente al fianco de Il Fischio Del Vapore di Francesco De Gregori e Giovanna Marini e ai Dischi Del Sole.

Fabrizio Poggi: L'armonica: Il violino dei poveri

L'armonica: Il violino dei poveri, è un progetto interessantissimo di studi sull'armonica, nato dalla volontà di Fabrizio Poggi di far scoprire ai più giovani questo strumento imprescindibile della musica popolare. Questo progetto, patrocinato dalla Regione Lombardia, e pubblicato nella Collana Adolescere, si articola su due livelli, il libro, quindi il racconto e il disco, la giusta colonna sonora alle parole. La lettura accompagnata all'ascolto è assolutamente deliziosa, infatti il disco interamente strumentale per soli voce e chitarra, mescolandosi alle parole del libro crea un alchimia affabulatrice da cui è difficile staccarsi. Una volta cominciato questo affascinante viaggio che parte da un paesino Stradella, e raggiunge posti impensati come la Cina degli Imperatori, fino a ritornare alle terre Pavesi dell'Oltrepò e della Lomellina, si incontrano suoni, colori, musiche di altri tempi in cui perdersi e lasciarsi incantare al suono del Valzer delle Candele o di Sfiorisci Bel Fiore. L'unico peccato è che questo prodotto non è di facile reperibilità in tutta Italia, tuttavia chi ha avuto modo di averlo tra le mani non può che rimanere incantato.

Fabrizio Poggi: Armonisiana

Se L'Armonica: Il Violino dei Poveri, è uno studio riuscitissimo sull'armonica inserita nel contesto della musica popolare italiana, Armonisiana, apre uno spaccato sull'uso di questo strumento nella musica americana. In Armonisiana, Poggi offre un quadro completo del suo amore per questo strumento, che come ha ammesso lui stesso spesso gli ha salvato la vita. La particolarità di questo disco è che è frutto di alcune registrazioni realizzate su backtracks realizzate da musicisti d'oltreoceano di straordinaria sensibilità musicale, l'ascolto è però del tutto nuovo infatti l'armonica improvvisata dal vivo di Poggi crea scenari musicali del tutto nuovi, anzi unici. E' il disco che mancava come ha scritto lui stesso nelle note di copertina, è il disco che mancava perché regala ai fan, tanta musica strumentale condita e farcita di tanta armonica, che di volta in volta trasuda rabbia, dolcezza, amore, disperazione….tenerezza, o meglio in una sola parola blues puro ed incandescente che Fabrizio tratta come materia preziosa.

Fabrio Poggi e i Turututela: Teato Comunale di Benevento 16 aprile 2005

Nella splendida del Teatro Comunale di Benevento, il 16 aprile, nel corso della rassegna CantarPasqua si è tenuto il magnifico concerto di Fabrizio Poggi e i Turututela. Con alle spalle il riuscitissimo disco, Canzoni Popolari, i Turututela, sapientemente guidati da Fabrizio Poggi hanno dato vita ad uno spettacolo emozionante, in cui il country rock ha incontrato la musica tradizionale lombarda. L'idea infatti di fondere sonorità made in USA, maggiormente esaltata rispetto al disco, ha fatto si che ne beneficiassero alcuni brani come Salutermo Il Signor Padrone, L'Inglesina e Senti le rane che cantano, quest'ultima riuscitissimo brano di apertura con un grande Roberto Sacchi alla fisarmonica. Il materiale eseguito, quasi tutto tradizionale, ha visto emergere anche composizioni di Fabrizio come l'emozionante Giovanna, La Voce (scritta con Roberto Sacchi) che racconta la storia della grande Giovanna Daffini. Il pubblico beneventano, nonostante il diverso sostrato culturale delle canzoni, ha apprezzato molto il lavoro sul palco di Poggi e soci e addirittura è diventato parte del concerto seguendo i bis con grande entusiasmo come nel caso della corale Bella Ciao. Fabrizio dal canto suo ha deliziato il pubblico sfoggiando ottimi passaggi chitarristici ma soprattutto ottime prove all'armonica, il violino dei poveri, presente e assolutamente imprescindibile nella riuscita di tutti i brani. Insomma un grande concerto per una grande band da cui prima o poi dovremmo aspettarci un nuovo episodio discografico, casomai più vicino alla dimensione live, che senza dubbio ha arricchito la qualità del loro repertorio.

Foto di Salvatore Esposito

Fabrizio Poggi: Il Soffio Dell'Anima - armoniche e armonicisti blues (Guardamagna Editori in Varzi)

Cantautore, polistrumentista, ma soprattutto armonicista di grande classe, Fabrizio Poggi è una delle piccole grandi leggende della scena musicale italiana. Lo potete trovare sui palchi di mezza Italia, con i suoi Chicken Mambo o con i Turututela, le sue due anime una americana l'altra italiana legata alla musica popolare nostrana, o più di recente insieme all'ottimo Gaffurini alla chitarra per presentare il suo secondo libro Il Soffio Dell'Anima - armoniche e armonicisti blues. Questo libro, il primo in assoluto dedicato all'armonica, è una vera e propria enciclopedia su questo strumento. E' un libro unico, perché nemmeno gli americani hanno mai pensato di fare qualcosa di simile. Troppo vasta la materia, troppo difficile forse la ricerca. Fabrizio Poggi, però da buon italiano, si è rimboccato le maniche e dopo mesi, e crediamo anche anni di lavoro, ha sfornato un libro di grandissimo livello in cui è racchiusa la storia, la cultura, e l'arte dell'armonica blues. Diviso in diverse sezioni prevede una parte storica con lo studio dei vari sottogeneri del blues, e una parte enciclopedica dove sono contenuti dei brevi ma approfonditi profili dei più importanti armonicisti blues. Nella prima parte è un vero e proprio viaggio nella storia e nelle radici della musica, quindi da leggere tutto d'un fiato, la seconda è una sorta di manuale pronto all'uso con tanto di guida agli ascolti a cui fare riferimento di tanto in tanto a seconda delle esigenze. Insomma, Il Soffio Dell'Anima, se siete appassionati di blues non prenderà mai polvere nella vostra libreria. Dopo aver conquistato l'America con i suoi Chicken Mambo, Poggi si appresta a conquistare l'Italia del blues con questo libro, e stando al successo delle infuocate presentazioni del libro, l'operazione sembra essere quasi giunta al termine. Fabrizio è ormai un icona del blues italiano, è ufficiale!
 

L'Intervista

Ciao Fabrizio, e benvenuto sulle pagine di Rockin' In The Free World, partiamo con un classico che sicuramente avrai risposto mille volte già, come è nata la tua passione per la musica roots americana?
Innanzitutto grazie di avermi ospitato nello spazio di Rockin' In The Free World (bello tra l'altro il titolo) sarebbe fantastico poter fare e ascoltare della buona musica in un mondo davvero libero. Complimenti! La passione come tutte le cose che hanno a che fare con i sentimenti è difficile da spiegare o da raccontare a parole, comunque tutto comincia dapprima con il blues, grande madre di quasi tutta la musica americana, e poi con l'ascolto di cantautori che raccontavano di un'altra America, affascinante persino quando raccontavano storie "disperate", un mondo lontano, forse, ma per certi versi non molto lontano da noi. Un giornale olandese ha scritto che la nostra musica è la perfetta colonna sonora per un viaggio in macchina attraverso le "blue highways" le strade "minori" degli States. Ebbene, a me succedeva proprio questo, quando mettevo un disco di musica americana: cominciavo davvero a viaggiare su quelle strade polverose e quando mi fermavo per sgranchirmi le gambe o per bere qualcosa, c'era sempre qualcuno che mi raccontava una storia. E l'America sotto questo punto di vista o, almeno, l'America che piace a me, non è un luogo geografico, ma è un "posto" dove si incontrano le storie di blues degli afroamericani, quelle dei cajuns della Louisiana, quelle dei messicani che attraversano il Rio Grande per cercare fortuna in Texas, e quelle che hanno visto protagonisti, carnefici e vittime, i cowboys e gli indiani. E a tenere insieme queste storie solo apparentemente diverse, una musica emozionante come le vicende che raccontava, la musica "roots", la musica delle radici.

Da dove è nata l'idea di fondare una band che si dedicasse a questo tipo di musica?
Quello di fondare una band è sempre stato un po' un mio sogno. Avere dei compagni di viaggio con i quali condividere la mia passione musicale, e quindi formare un gruppo, era ed è un traguardo difficile in questo paese, ci vuole soprattutto abnegazione, sacrificio e naturalmente tanta passione. E' stata davvero impresa non facile tenere insieme i Chicken Mambo per questi quindici anni, passando attraverso un sacco di belle esperienze ma anche tanti periodi difficili che mi hanno fatto pensare più volte di mollare tutto. Per fortuna in questi momenti di sconforto la passione mi è sempre venuta in soccorso. Devo confermare, ancora una volta, che se non fosse stato per mia moglie Angelina credo che la band avrebbe sicuramente avuto una vita molto più breve. Lei è riuscita a mediare in tante "brutte" situazioni che abbiamo superato proprio grazie al suo prezioso aiuto.

Quali autori e quali ascolti ti hanno spinto ed ispirato nell'intraprendere la strada della musica roots?
All'inizio ascoltavo come ho già scritto, soprattutto blues (il mio primo e forse più grande amore musicale) e i cantautori come Bob Dylan e Neil Young. Ce n'era uno che mi piaceva particolarmente, era un texano che aveva scritto una bella canzone che parlava degli artisti vagabondi che giravano per il sud degli States. Lui si chiamava Jerry Jeff Walker e il pezzo "Mr. Bojangles" ma questa è un'altra storia di cui ti parlerò dopo. C'era un gruppo che mi affascinava più di altri perché capace, appunto, di miscelare tutto ciò che veniva dalle radici americane: si chiamava "The Band" ed era composta (a parte il batterista) da ragazzi non statunitensi, ma stranieri rispetto agli americani. Ragazzi di un altro paese che, come me, si erano innamorati delle storie e della musica dell'altra America, quella raccontata da Kerouac, da Steinbeck, da Mark Twain, da Faulkner sui libri e al cinema (ah, il cinema) da John Ford, Altman, Pechimpack e tanti altri piccoli ma "grandi" registi e attori che ci hanno fatto conoscere le piccole ma affascinati storie della provincia americana.

Ho visto che sei molto eclettico per quello che concerne gli strumenti, ma vedo che hai posto spesso più attenzione all'armonica, come mai proprio questo strumento, ho visto anche che di recente hai anche realizzato un progetto molto interessante Armonisiana...
Nel nostro paese purtroppo l'aggettivo eclettico non è sempre considerato positivo. La maggior parte delle persone che gravitano intorno alla musica hanno sempre bisogno di codificare quindi sia il fatto di suonare più strumenti sia quello di eseguire brani appartenenti non ad un genere ma ad una cultura più in generale, mette in difficoltà chi ti deve chiamare a suonare perché, molto spesso, non sa in quale branca musicale inserirti. L'avvicinarmi prima all'organetto poi al mandolino, è stata una scelta motivata più che altro dalla "necessità", dovuta al fatto che spesso non trovavo musicisti che suonassero quello strumento ed allora ci provavo io, spesso con risultati buoni quanto inaspettati. L'"utensile musicale" che amo e che ho studiato di più è e rimane l'armonica a bocca.

Parlando di Armonisiana, credo sia un riassunto della tua versatilità di armonicista, oltre che ovviamente uno studio sull'armonca blues o mi sbaglio?
"Armonisiana" è soprattutto un atto d'amore verso uno strumento, l'armonica a bocca, che mi ha tenuto compagnia nei periodi più bui della mia esistenza, e, segna un ritorno (per me ciclico) a quello che ho già definito il primo e forse più grande amore musicale della mia vita: il blues.
Nei dischi precedenti ho sempre messo l'armonica al servizio delle canzoni come mi sembrava giusto. In concerto però ho sempre dato molto più spazio al mio strumento preferito, Molti miei sostenitori mi chiedevano da anni un disco con "tanta armonica" ed ecco Armonisiana. E' anche una risposta indirizzata a chi, dopo un paio di dischi "cantautorali", mi rimproverava di avere abbandonato il blues.

Spesso hai suonato anche l'accordion e il mandolino, due strumenti che mi portano diritto alla border song, cosa ti ha appassionato a questo genere di canzoni?
Tutte le musiche di confine (le border songs) hanno sempre avuto grande fascino su di me. In Texas ho incontrato tante persone di origine messicana (come il grande Flaco Jimenez) che mi hanno raccontato storie che hanno fatto si che la cultura che sta dietro a questa bellissima musica, entrasse ancora più nel mio cuore. Comunque anche questo è blues, un sentimento che pervade tutte le musiche dei "perdenti", dei "losers" americani.

Parliamo dei Chicken Mambo con loro sei riuscito a calcare i palchi degli Stati Uniti e sopratutto a suonare con i tuoi idoli, ci puoi parlare anche delle tue collaborazioni in studio con gente del calibro di Jerry Jeff Walker, Ponty Bone, Don McCalister e Zachary Richard, tanto per citare quelli presenti in Songs For Angelina, questo splendido best of che raccoglie il meglio della tua produzione con i Chicken Mambo?
Ah, le esperienze "americane" sono state davvero qualcosa di veramente incredibile!.
Provate solo ad immaginare cosa vuol dire per un ragazzo che a sedici anni strimpella la sua chitarra nella stanzetta di una piccola città della provincia italiana, cercando di "andare dietro" ai dischi dei grandi e piccoli (solo per notorietà) musicisti che stanno a migliaia di chilometri da lui, e un giorno, quasi per caso, o meglio "per miracolo" (perché "là" certe cose possono succedere davvero), ti trovi in uno studio di registrazione con Jerry Jeff Walker, Zachary Richard, Ponty Bone, Jimmy LaFave che cantano le canzoni che tu hai scritto in un altro posto lontano da lì, ma che loro stessi (i tuoi eroi) ti dicono sono belle come quelle che si sentono dalle loro parti. Beh lì il tuo cuore viene messo a dura prova. Suonare negli States è stato facile e difficile allo stesso modo. All'inizio c'era da vincere la diffidenza di chi va ad esibirsi in posti dove sicuramente "non hanno bisogno di una band italiana che vada a suonare la loro musica". Ebbene con la nostra grande passione siamo sempre riusciti a vendere "il ghiaccio agli eschimesi". La gente negli States non è "educata" come da noi. Se non gli vai a genio te lo dice con sincerità, ma se riesci a conquistarla, ti dà soddisfazioni che sono difficili da raccontare. Non erano posti "facili" quelli, dove andavamo a suonare, spesso erano club dove fino a 10 anni prima c'era la rete a protezione del palco. Erano locali dove, davvero, guardando le foto alle pareti ci trovavi scritta la storia della musica americana degli ultimi 50 anni. E poi, scorrendo il programma ti trovavi a suonare in un locale dove lo stesso mese c'erano (o c'erano stati) i Thunderbirds, Willie Nelson e Billy Joe Shaver. Wow!. Ogni registrazione e ogni concerto ha una storia a sè e sarebbe bello un giorno raccontare tutte le mie esperienze musicali americane, ma non solo, in un libro, chissà…

Abbiamo parlato di Songs For Angelina, come mai hai deciso di pubblicare un lavoro retrospettivo? E' un modo per fare il punto della situazione dopo dieci anni?
"Songs for Angelina" raccoglie il lavoro di dieci e più anni di vita on the road (e ne abbiamo davvero fatti tanti di chilometri in questo continente e nell'altro). Era il modo più semplice per raccogliere le canzoni che suonavamo e suoniamo in concerto, anche perché alcune di queste erano su dischi che sono ormai esauriti.

In questo disco c'è Bayou Queen registrata durante una trasmissione televisiva in Texas, ci racconti questa esperienza?
L'America è piena di radio e di televisioni che supportano davvero la loro musica "alternativa", quindi quando i giornali texani hanno cominciato a parlare con entusiasmo dei nostri concerti anche la televisione statunitense si è interessata a noi. E' stata un'esperienza bellissima ed emozionante, pensare di essere visti in America da così tante persone è certo una cosa da brividi, e poi lavorare con dei tecnici del suono professionali come sono quelli degli States è davvero tutto quello che un musicista ha sempre sognato.

Oltre ai classici dei Chicken Mambo hai inserito anche alcune cover dalla dilaniana Knockin' On Heaven's Door fino a Guantanamera e La Bamba, tutte sono molto lontane dagli originali, come mai hai deciso di porre l'accento proprio su questi brani, in qualche modo rappresentano il tuo percorso musicale?
Queste "cover" (che brutta parola) o meglio, le nostre interpretazioni di questi grandi classici risalgono addirittura agli inizi dei Chicken Mambo, li abbiamo sempre suonati in concerto ma non le avevamo mai registrate, preferendo loro i brani "originali" scritti da me.
Quelle sono canzoni che appartengono alla mia adolescenza e sono anche brani che mi permettono, soprattutto dal vivo, di creare un ponte tra me e chi conosce poco della musica delle radici americana. Per la maggior parte della gente nel nostro paese queste sono canzoni che li rimandano subito, con la mente, al continente americano.

Tra i brani nuovi di Songs for Angelina mi ha molto impressionato I Wish To Be In Texas, lì il sound della band sembra completamente roots, e anche rispetto ai brani più vecchi sembra avere un sound più legato alle radici, è quella la nuova direzione dei Chicken Mambo?
"I Wish To Be In Texas" (un brano che viene trasmesso tantissimo, con mia soddisfazione, dalle radio, naturalmente americane, s'intende) si ricollega direttamente al mio disco precedente "Nuther World", che era un omaggio ai cantautori (che oggi definiremmo "roots") con i quali sono cresciuto. Il disco registrato in Texas era quello che io volevo fare in quel momento. E' stata una impresa "titanica" ma che ci ha dato tante soddisfazioni, al limite della commozione. Tante le riviste che ne hanno parlato come di un ottimo disco al di là degli ospiti prestigiosi.

Quali sono i tuoi progetti futuri con i Chicken Mambo? Avete in programma un lavoro in studio nuovo? Farete ancora qualche escursione musicale negli States?
Il futuro dei Chicken Mambo purtroppo non dipende solo da noi. Le occasioni per farsi sentire nel nostro paese sono diventate pochissime. Siamo una band troppo country per chi ama il blues e troppo blues per chi ama il country. Purtroppo nonostante tutto ciò che abbiamo fatto in questi anni, per portare in giro la buona musica in questo difficile paese, non ci viene spesso riconosciuto da chi organizza concerti e festival. E' una cosa brutta da dire ma spesso l'ecletticità e la versatilità viene vissuta da chi organizza eventi più come una difficoltà che come un pregio. Sicuramente torneremo in studio anche se non so ancora quando e come, e ancora più sicuramente torneremo negli States dove d'altronde negli ultimi 4/5 anni abbiamo suonato più spesso che nel nostro paese, ed è là che troviamo la forza di andare avanti. In questo periodo sto cercando di portare in giro uno spettacolo legato ad "Armonisiana" con un ritorno alle origini di Chicken Mambo quando eravamo essenzialmente una blues band, innamorata della Louisiana.

Passiamo al tuo progetto "Turututela", l'ho ascoltato e mi è piaciuto molto, mi puoi raccontare un po' la genesi di questo progetto? Come mai dalla musica roots americana sei passato a quella italiana? Desiderio di riappropriarsi del nostro passato o semplicemente il prosieguo di un cammino che ha radici nella tua infanzia?
Nel Duemila ho lasciato un po' la mia vita frenetica "on the road" e mi sono fermato per un po', per via di una brutta malattia che mi ha colpito e dalla quale non sono ancora completamente guarito. E' stato un momento per riavvicinarmi in qualche modo ai miei affetti, al posto dove sono nato e ho le mie radici. Così, quasi per caso, volevo registrare senza pensare ad un disco vero e proprio, qualche canzone che mia madre e mia nonna mi cantavano quando ero piccolo. Ho cominciato a fare delle ricerche e ho aperto un "forziere" pieno di storie affascinati e di canzoni bellissime, molte delle quali dimenticate. Ho fatto una scoperta incredibile, perché, molti di questi racconti, mi riportavano alla cultura americana che tanto mi avevano affascinato da ragazzo. Non ho trovato difficoltà, perchè ho la fortuna di riuscire a far passare le canzoni attraverso la mia personalità musicale e, quindi, tutto ciò che faccio mi sembra in qualche modo naturale. Certo all'inizio nessuno pensava che Turututela diventasse una parte così importante della mia storia musicale e soprattutto un disco e uno spettacolo.

Alla luce anche de Il Fischio Del Vapore di Francesco De Gregori e Giovanna Marini, come vedi questo progressivo recupero delle radici italiane?
Mah, vedo che c'è un certo "movimento", ora bisogna vedere cosa resterà dopo il "business" delle multinazionali, le sperequazioni politiche e la moda.

Naturalmente non potevo non fare il paragone con il già citato Fischio Del Vapore, ovviamente il tuo regge il confronto ma nei contenuti mi sembra un disco meno schierato politicamente e più legato alla semplicità della tradizione, come vedi questa sostanziale differenza?
La canzone popolare si schiera già da sé ma per definizione non appartiene a questo o a quell'altro partito, anche perché questo tipo di proposta musicale molto spesso non è solo un brano musicale, ma dietro ci sono storie che dicono molto a proposito di cosa significano veramente. Comunque, statene certi, se ci sarà la rivoluzione io saprò da che parte stare.

Ho visto che anche nel tuo lavoro compare il nome di Giovanna Daffini, quanto ti hanno influenzato le sue celebri incisioni in questa raccolta?
La Daffini è stata la più grande cantante popolare e non solo che l'Italia abbia mai espresso. La criticavano perché cantava "Bella ciao" e "Marina" di Rocco Granata eppure con la sua "modernità" ha fatto la storia della nostra musica popolare. E' lei, la nostra Woody Guthrie, la grande ispirazione anche ideologica che pervade il disco e i concerti di Turututela.

Riappropriarsi del passato, spesso è vista da qualcuno come un segno di preoccupante mancanza di idee, com'è stato per te, viceversa trovare strade nuove nel passato e quindi riscrivere e reinventare gli arrangiamenti di brani come Donna Lombarda e Sirio? 20. Misurarsi con un repertorio del passato implica una ricerca, qual'è stato il tuo cammino in questo senso?
La musica tradizionale non si ferma mai. Non lo ha mai fatto nemmeno nel passato.
Sono più di 350 le versioni che si conoscono di "Donna Lombarda". La canzone popolare, lo dicevano già cent'anni fa studiosi più titolati di me, va continuamente aggiornata e reinterpretata. Solo così non muore. Lo hanno già fatto tanti anni fa gli americani, gli irlandesi, gli scozzesi e gli inglesi adesso, con un po' più di coraggio, dobbiamo farlo anche noi. Devo dire che sono stati proprio i miei amici americani quelli che mi hanno spronato di più nell'affrontare il progetto. Per loro questa era una esperienza che dovevo fare per "dovere di artista". Per quanto riguarda le musiche e gli arrangiamenti mi sono lasciato trasportare dall'esperienza emotiva che ho accumulato in due anni, in cui ho letto e ascoltato tutto o quasi quello che è stato scritto e suonato a proposito della nostra musica popolare.

Da esperto di musica americana, mi viene da chiederti un parallelo tra le murder ballad della tradizione americana e quelle italiane come Donna Lombarda o L'Inglesina (riscritta da te in chiave country-folk)?
Hai perfettamente colto nel segno, l'America è una nazione fatta da europei e non sono pochi i parallelismi tra la loro musica e la nostra.

Quali sono le attività che svolgi abitualmente con la tua associazione "Turututela"? Ci sarà un altro disco con questa band?
Turututela vuole, come recita il suo motto, far ascoltare alla gente "la musica popolare come non l'hanno mai sentita", per questo suono e racconto (faccio un po' il cantastorie) tutto quello che di bello e interessante ho trovato nel mondo della musica popolare. Ho avuto anche qualche interessante e piacevole incontro con i ragazzi che poco o nulla sanno del nostro passato musicale. Lavoro anche sul dialetto e l'anno scorso ho scritto un libro per ragazzi di tutte le età intitolato "L'armonica a bocca: il violino dei poveri", dove racconto la storia di questo strumento nella nostra cultura popolare. Allegato al libro c'è un cd dove, con armonica e chitarra, suono le canzoni tradizionali che, non molto tempo, fa quasi tutti strimpellavano con il mio strumento preferito. Per saperne di più, potete venirci a trovare in rete. Mio fratello Sergio ha "costruito" due siti internet colmi di storie e notizie che troverete, spero utili ed interessanti, sia per quanto riguarda la musica americana che quella popolare italiana.
 

I Chicke Mambo & Fabrizio Poggi in rete

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www.turututela.com