Young & Old: Neil Young B-Day Bash

recensione di Diego "Moe The Sleaze"

Farsi un viaggetto Verona-Rieti per assistere ad un concerto è, per un appassionato di musica, una cosa per certi versi abbastanza normale. Ma se chi suona è un amico e la musica è quella di Neil Young... allora la cosa diventa assolutamente speciale. Sabato 13 novembre 2004 gli Young & Old (per chi ancora non lo sapesse è la band di Stefano Frollano, il nostro Mr. Soul) avrebbero suonato al Drink & Dream di Rieti e, dopo aver preso accordi con Giuseppe Patanè (il nostro Montezuma), decido di esserci anch'io, accompagnato dalla mia paziente donna. L'appuntamento è davanti al locale alle 21.30 circa, per riabbracciarci dopo la reunion di giugno e raccontarci un po' di cose prima che inizi il concerto. Noto con piacere che pure Giuseppe ha portato la moglie (simpaticissima), la quale non perde tempo a fare amicizia con la mia ragazza. Così entrambe scoprono presto di avere un primo punto in comune: di Neil e della sua musica a loro frega poco o niente e così possono consolarsi a vicenda per il fatto di dover condividere la loro vita con due malati. Alle 23.30 ci accomodiamo al nostro tavolo riservato in primissima fila (una cortesia offertaci da Stefano) per assistere all'inizio delle danze. Il set è acustico (due chitarre, basso acustico e batteria) ed è una novità per gli Young & Old che di solito suonano elettrico. L'inizio è sorprendente: una "Everybody knows this is nowhere" che fa capire a Giuseppe ed a me, con un semplice sguardo, che ci ci sta di fronte è una band che suona Young con il cuore, che interpreta la sua musica con l'approccio giusto. Il sound è ottimo, i ragazzi ci danno dentro ed io mi sento come a casa mia. A seguire arrivano "Lotta love", "The loner" (con Stefano voce solista), "Helpless". Osservo gli "Young" della band che non sbagliano un colpo: il bassista, Gabriele Correddu, è solido ed essenziale e sottolinea in maniera semplice ma efficace la ritmica mai sopra le righe di Mauro Lopez, il batterista, che alterna spazzole e sticks con disarmante facilità e bravura. Ma se gli "Young" sono il motore, gli "Old" sono il cuore della band: Roberto Pezzuoli canta con un timbro di voce perfetto e la sua ritmica alla chitarra si interseca bene con gli assoli del nostro Stefano. Un'altra sopresa arriva circa a metà set, quando Mr. Soul appoggia sulle sue ginocchia una steel guitar e partono i brani da Harvest, semplicemente perfetti, con una menzione particolare per "Harvest" appunto. Mi giro intorno e vedo parecchia gente in piedi: chi entra nel locale non esce più. Arriva poi una "Don't let it bring you down" con un'interessante soluzione ritmica, "Pocahontas", "Mr. Soul" (indovinate chi l'ha cantata?), "Motorcycle Mama", con la partecipazione attiva dell'ormai conquistato pubblico presente, ed una incredibile "Look out for my love" con un lungo finale jammato. Stefano ora imbraccia una Greitsch White Falcon con la quale pennella note ed incantesimi. Il finale è riservato ad una "My my, hey hey" da brividi ed all'inno "Rockin' in the free world" cantato anche dai barmen del locale. E gli applausi non sono ancora finiti quando partono i bis: "Cowgirl in the sand" e "Ohio"... Cosa chiedere di più? Tra i fumi di fine concerto (e quelli della caipiroska appena scolata) cerco di avvicinarmi a Stefano mentre un ragazzo vestito da dark gli sta facendo un sacco di complimenti. Ecco, vedendo questa scena penso che stasera gli Young & Old ci hanno ricordato che la musica di Neil Young è veramente un patrimonio di tutti. Grazie ancora per la magnifica serata, Stefano e compagnia. Cercherò di venirvi a sentire ogni volta che posso. Da oggi avete un fan in più.